artverona

Le principali fiere d’arte in Italia si contano sulle dita di una mano: per chi è addetto al mestiere sa che non può esimersi dall’appuntamento annuale con Arte Fiera di Bologna, Miart di Milano, Artissima di Torino e, appunto, ArtVerona. Dalla più storica alla più recente, ogni fiera d’arte cerca di rinnovarsi continuamente cambiando tema, ospiti, attività, cercando di seguire il trend delle gallerie del momento.

Non è tanto il collezionismo, ma il mondo delle gallerie che stabilisce regole e criteri ben precisi. Addirittura, come nel caso di Miart, alcune di esse sono presenti nel comitato di selezione delle gallerie stesse. Ma cosa espongono? Nel caso di ArtVerona si parla di «panorama del mercato dell’arte italiano, dal settore moderno più consolidato fino alle novità emergenti e da scoprire». Con quest’ultima definizione si intende l’arte contemporanea, ma non secondo la definizione da manuale di storici dell’arte.

Il mondo delle fiere, infatti, va da sé. Tradizionalmente per arte moderna si intendono quelle opere realizzate dal XV secolo con l’avvento della prospettiva, mentre per arte contemporanea quelle prodotte indicativamente intorno al 1860 con i primi quadri impressionisti. Nel mercato dell’arte, invece, si considera la datazione in modo diverso. L’arte contemporanea è tutto ciò che viene realizzato da artisti viventi a noi contemporanei (su per giù dagli anni Cinquanta), mentre l’arte moderna è ciò che viene prima. Così, ad esempio, un Giorgio De Chirico, considerato l’esponente della corrente artistica metafisica, morto nel 1978, è annoverato tra i moderni. E le gallerie che vendono solo opere moderne si dice che lavorano in un mercato secondario. Di solito sono depositarie dell’archivio di un artista. Di conseguenza, le gallerie che lavorano nel mercato primario hanno rapporti con artisti viventi e il loro compito principale è di cercarne di nuovi.

Si capisce, ovviamente, che nel mercato dell’arte le definizioni di cosa è moderno e cosa è contemporaneo è molto labile, poiché influenzate dal tempo che passa. Le fiere, dunque, sono molto importanti sia per le gallerie che per i collezionisti in quanto possono intrecciare una moltitudine di relazioni fino ad arrivare all’acquisto vero e proprio. Non a caso, il 45 per cento delle transazioni economiche avviene proprio in queste sedi. Di solito il collezionista sa già cosa aspettarsi dalle gallerie di fiducia e va a colpo sicuro. Le gallerie, da parte loro, tendono a mostrare i loro pezzi forti.

È tendenza curare il proprio stand come fosse una mostra (di un solo artista) anche se può risultare anti commerciale per ovvie ragioni. In realtà è una scelta dettata dalla finalità di rendere l’oggetto prezioso. Quindi, è necessario proteggerlo e isolarlo per accrescere la percezione del suo valore. Più si crea un senso di elevatezza e più diventa importante. A livello commerciale è lo stesso meccanismo adottato dalle aziende dell’alta moda: isolare un capo o un accessorio in vetrina significa conferirgli preziosità e valore. Naturalmente, per le gallerie partecipare alle fiere è un biglietto da visita. C’è chi lo preferisce all’acquisto di una pagina di una rivista se la volontà è quella di presentare un artista esclusivo. In ogni caso è sempre un investimento.