Foto di Diego Martini.

Tre portoni rettangolari inquadrati da un rivestimento in pietra di Sant’Ambrogio e la scritta Cinema Corallo Teatro. Ai lati, altri due portali delle medesime dimensioni, mentre due file di finestre gotiche sorrette da colonnine tortili abbelliscono la facciata. È l’aspetto attuale del palazzo che fu della famiglia Della Torre nel quartiere di San Marco, vicino a Portoni Borsari.

In base al trattato del Palladio, pubblicato nel 1570 e intitolato Quattro libri dell’architettura, sappiamo che l’architetto vicentino fu chiamato a Verona per realizzare due palazzi di Giambattista Della Torre e due ville, una a Santa Sofia in Valpolicella e l’altra a Miega nel Colognese. In realtà realizzò anche la villa alla Cucca, di cui sono rimaste solo due barchesse. La prima villa è rimasta incompiuta, mentre la seconda fu abbattuta nel 1847. Entrambe erano rispettivamente di Marcantonio e Annibale Serego, la cui sorella, Veronica, sposò Giambattista. Egli fu colui che per primo chiamò Andrea Palladio a Verona, dopo la morte dell’amico architetto Michele Sanmicheli, avvenuta nel 1599.

All’età di ventotto anni divenne committente di due opere: una di rifacimento del palazzo storico (attuale Cinema Corallo) e l’altra di costruzione di una nuova dimora – poi mai realizzata – ai portoni di piazza Brà. A causa della sua prematura morte nel 1568 i lavori al Palazzo terminarono e Palladio se ne andò da Verona lasciando come opera solo il cortile colonnato. Nel 1745 subentrò la famiglia Torri, nel 1870 i Berzacola e nel 1920 la famiglia Dolci che volle trasformarlo in cinema. Fu chiamato l’architetto Francesco Banterle, fratello maggiore dello scultore Ruperto, ma non se ne fece nulla. Bisognerà aspettare il secondo dopoguerra con l’intervento di Italo Mutinelli che recuperò parte dell’edificio pesantemente danneggiato dai bombardamenti.