Il rifacimento della chiesa fu avviato agli inizi del XVI secolo, probabilmente su progetto di Francesco da Castello quando il complesso era retto dalla congregazione di San Giorgio in Alga, di origine veneziana. L’architetto comasco fu poi sostituito dal veronese Michele Sanmicheli intorno agli anni Quaranta. In città aveva già realizzato le porte Nuova, Palio e San Zeno, oltre ai palazzi Canossa e Bevilacqua. Per San Giorgio progettò la cupola, che vide ultimata, e il campanile, di cui però non si conoscono i disegni: fu portata a termine dal nipote Bernardino Brugnoli senza che il Sanmicheli potesse vederne la conclusione.

Il campanile di San Giorgio

La base quadrata è di dieci metri per dieci ma, come si può notare, ad una così imponente base non corrisponde un’altezza altrettanto importante risultando tutt’altro che slanciata. Entrando nel campanile ci si imbatte in disegni che ricostruiscono in via ipotetica il progetto originale sovrapposto a quello definitivo. Si nota come quello attuale risulti essere alto circa la metà rispetto a quello ricostruito, dotato di colonne e di aperture che ne alleggeriscono la parte finale, che è sormontata da un piccolo cupolino. Se ora misura circa quaranta metri, il campanile del Sanmicheli poteva arrivare agli ottanta, raggiungendo così la Torre dei Lamberti, la più alta di Verona. Realizzata in pietra, ma con inserti in marmo in alcuni punti, presenta un fregio con metope raffiguranti i quattro simboli della liturgia: il calice, il messale aperto, la croce astile e due ampolle. Al pian terreno, una sala espone, oltre ai disegni del progetto, anche strumenti in legno precedentemente usati per suonare le campane. È qui che nel 1776 nacque il Sistema Veronese, un modo di suonare che consente la rotazione delle campane e viene utilizzato ancora oggi.

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