La visita inizia al primo piano al quale si accede da un’ampia scala che conduce in un ambiente aperto. È la sala “della moda” che espone abiti di fine Ottocento e inizio Novecento. «In realtà – spiega Melotto – è un salotto di una casa tipica della borghesia di metà Ottocento, quindi è molto evocativa di quegli anni e della classe sociale che ha fatto il Risorgimento». Maria Fioroni proveniva da una famiglia benestante trasferitasi a Legnago nel 1893. Era l’ultima di sei figli. Non si sposò mai, ma il suo amore per la storia, l’archeologia, e l’arte del suo territorio, la spinse a realizzare, già a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, un museo. Come lei stessa affermò, «Legnago aveva un passato glorioso, ed io volevo ne fosse conservato e tramandato il ricordo». Il museo divenne fondazione nel 1958. Oltre al Museo del Risorgimento e alle collezioni varie esposte a pian terreno, vi è anche un museo archeologico romano attualmente chiuso. Tra i progetti del neo direttore (in carica per tre anni) vi è però la volontà di riaprirlo al pubblico. Per ora chi si reca a Legnago può visitare curiosi e importanti oggetti di un passato che ha segnato la storia del nostro Paese. Come ci tiene a precisare Melotto, «sono reliquie, oggetti quasi venerati. È chiaro che è un museo immaginato in un’epoca in cui il Risorgimento era qualcosa di mitico, un momento storico il cui racconto retorico oggi non accetteremmo più. Ci racconta come è stato vissuto e visto».

Federico Melotto, direttore Fondazione Fioroni

Quali sono questi oggetti? Ciocche di capelli di Alessandro Manzoni, palle dei fucili della battaglia di Curtatone e Montanara, chiodi del castello di Ischia (dove furono imprigionati patrioti), maschera funebre di Giuseppe Mazzini, tanto per citarne alcuni. Ovviamente non manca la ciocca di capelli di Giuseppe Garibaldi, e neppure il famoso Sì del plebiscito del 21-22 ottobre del 1866. A questi si aggiunge la sentenza di morte di Pietro Frattini, morto a Curtatone e i numerosi santini del mito Garibaldi. A lui è dedicata un’intera stanza, ed è facile immaginare, guardando gli oggetti esposti, quanto fosse importante per la gente dell’epoca. E i santini lo dimostrano. «Si può dire che si siano imposti con lui – conferma Melotto -. Garibaldi era un abile promotore di sé stesso e i santini facevano sì che la gente si mobilitasse».

Un’operazione di marketing ante litteram. Il pezzo forte della sala, però, è sicuramente il mobilio: un letto, un tavolino da notte, un mobile a lavabo, un attaccapanni in ferro e un tavolo ovale provenienti dalla camera dell’albergo Paglia di Legnago dove Garibaldi dormì il 10 marzo 1867. Per avere la stessa identica stanza mancava solo il camino in marmo che Maria Fioroni fece copiare. Ciò che stava creando era una celebrazione del Risorgimento con oggetti che hanno un valore per la storia stessa di cui sono portatori. Così niente è escluso dall’esposizione che rispecchia un carattere tipicamente cronologico. Oltre ai pezzi curiosi vi sono anche quelli più importanti come un’incisione della battaglia del 1799 svoltasi davanti alle mura del paese, una collezione di proclami della repubblica romana che rappresenta la più completa ad oggi conosciuta, le camicie rosse per la loro ottima conservazione, e tanto altro. A pian terreno vi è una bella collezione di armi antiche, addirittura di epoca longobarda, ritrovate in prossimità del fiume Adige.

Poi vi sono acquerelli di Zancolli, ritratti di uomini illustri di Legnago, ceramiche del XV secolo che attestano la fiorente attività dell’artigianato locale, e una sala dal gusto esotico. «Era stata realizzata per celebrare, da un lato, l’epopea coloniale, e dall’altro i vari safari che venivano fatti». Ora, in tutto questo, il progetto del direttore prevede l’inserimento di alcuni dispositivi multimediali e l’allestimento del Museo del Novecento con reperti della prima e seconda guerra mondiale.