Non tutti i musei hanno aperto le loro porte con l’inizio della fase due di questo periodo di emergenza epidemiologica. Ad esempio, i musei civici di Firenze e di Verona, il Palazzo Ducale di Venezia e il MANN di Napoli, mentre altri lo hanno fatto a giorni alterni e a orari ridotti come il Museo Egizio di Torino e i musei civici di Milano. Ci sono, però, anche esempi lodevoli come i musei di Mantova, gli Uffizi e il parco archeologico di Pompei. Tra le criticità maggiori che hanno frenato i vari direttori o dirigenti locali c’è da annoverare sicuramente il costo del personale. Far ripartire la macchina museale vuol dire garantire entrate adeguate per pagare i dipendenti a quelle aziende a cui sono stati affidati alcuni servizi quali biglietteria, guardiania, didattica, caffetteria. Ma senza visitatori, soprattutto stranieri, non è possibile. Quindi, o il museo rimane chiuso oppure si studiano soluzioni alternative per catturare l’interesse dei potenziali visitatori. 

Da #storieaportechiuse a nuovi linguaggi espressivi

Ad esempio, il Museo Leonardo Da Vinci di Milano ha avviato uno storytelling chiamato #storieaportechiuse in cui racconta le collezioni e i laboratori con video e documenti inediti, senza tralasciare l’attualità spiegata da una professionista della comunicazione scientifica. Il Museo Etnografico dell’Istria, invece, ha messo on line il contenuto della sua mostra, così come ha fatto Gallerie d’Italia utilizzando, però, la tecnologia a 360 gradi: un modo per immergersi completamente nell’esposizione pur restando comodamente a casa, ma con il privilegio di poter ascoltarne anche la spiegazione. Ci sono altre realtà, poi, che stanno documentando la crisi in atto e il suo impatto sociale mediante esposizione di oggetti usati dalla comunità in questo periodo, come il Museo Etnografico Ambrosetti dell’Argentina, oppure con video testimonianze, come il Museo per i Diritti Umani del Canada, o fotografie (Museo Erding della Germania). Insomma, il museo deve saper cogliere quelle opportunità date dalla società per sperimentare linguaggi espressivi alternativi in grado di raggiungere un pubblico sempre più ampio. Risorse economiche permettendo.