È Giotto oppure no? Ancora oggi quando si entra nella chiesa di San Fermo e si guardano gli affreschi del presbiterio e della cappella di Sant’Antonio può sorgere un dubbio, alimentato certamente dal Vasari, che nelle sue “Vite” riferì di un incarico che il Maestro ricevette dai frati francescani di Verona. Ma proviamo a confrontare due “Adorazioni dei Magi”.

L’unica del pittore toscano giunta fino a noi è quella affrescata nella Cappella degli Scrovegni di Padova tra il 1303 e il 1305. Al centro della scena è collocato uno dei Magi in posizione inginocchiata ai piedi di Gesù bambino, situato a destra insieme ai genitori che accolgono i visitatori sotto a un’alta capanna. Accanto ci sono angeli musicanti. Dalla parte opposta si notano gli altri due Magi, in piedi, davanti ai servitori occupati a tenere a bada i dromedari. Il paesaggio è roccioso e privo di vegetazione. L’unico elemento che si staglia nel cielo è la stella cometa. Osservando più da vicino si notano particolari che non lasciano indifferenti, come le vesti orlate con ricche decorazioni dorate, oppure le ricercate caratterizzazioni somatiche e caratteriali dei personaggi. Gli abiti eleganti, ma poco vistosi, avvolgono figure maestose, plasticamente inserite in uno spazio ben definito con un intento di profondità.

Questa, così come le altre scene della Cappella, appaiono con un tono narrativo alto e solenne. Diverso, invece, è lo stile dell’ormai parziale “Adorazione dei Magi” della parete destra del presbiterio di San Fermo. Seppure la composizione sia la stessa, l’autore dimostra un approccio figurativo più modesto, meno corporeo. Il probabile Maestro del Redentore ci offre più una rivisitazione di un incontro tra ricchi Signori del tempo che una vera e propria scena aulica.

Adorazione dei Magi a San Fermo
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