Che i francesi vadano orgogliosi del nostro illustre cittadino (emigrato ad Amboise solo tre anni prima di morire) lo si capisce dal titolo che hanno dato alla mostra: Léonard De Vinci. Ma se un italiano rimane spiazzato già dal titolo, non può di certo aspettarsi di trovare guide cartacee, pannelli illustrativi o didascalie nella sua madre lingua. Non ce ne sono per l’esposizione permanente, figurarsi per una monografica su un artista della Penisola. Passato questo gap linguistico, la mostra si presenta ordinata cronologicamente e divisa simbolicamente in quattro sezioni che ne ritmano il percorso. Un piccolo libro guida in francese o in inglese fornisce una breve descrizione di ogni opera esposta e numerata, il che ha consentito di fare a meno dei pannelli informativi che favoriscono solo assemblamenti attorno al quadro.

UN ALLESTIMENTO A VOLO D’UCCELLO

Per le pareti si è preferito optare per colori tendenti allo scuro, variabili a seconda delle sezioni, con un’illuminazione puntuale, a volte troppo ingombrante. Forse l’unica pecca è l’aver puntato su un allestimento a “volo di uccello” (per rimanere in tema) che consente, con un colpo d’occhio, di ammirare la maggior parte dei quadri esposti che, però, visti da vicino, si presentano non perfettamente leggibili per la loro altezza. Sicuramente poter vedere in una volta sola opere iconiche del Maestro come La Vergine delle Rocce, la Belle Ferronière, la Sant’Anna, oltre a disegni e a manoscritti, ha una certa rilevanza. Tra i grandi assenti la Gioconda, rimasta nella sala del Palazzo, il Salvator Mundi battuto all’asta nel 2017 per oltre 450milioni di dollari e l’Uomo Vitruviano, ritornato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dopo qualche settimana. Per altre opere-simbolo sono state esposte le riflettografie a infrarossi che consentono di poter contemplare il disegno eseguito dall’artista prima di dipingere. Un modo per porre rimedio a prestiti mancati e, contemporaneamente, mostrare ciò che sta sotto al velo di pittura (schizzi a carboncino, idee, ripensamenti, ma anche la tecnica usata per creare sfumature, pieni e vuoti). Le opere sono inserite in uno spartito rigoroso e ben accordato in cui è facile collegare il lavoro finito con il modello di partenza. Una mostra intuitiva e di semplice lettura in grado di mostrare pienamente l’arte di Leonardo, anche quella invisibile.