Il sito, scoperto negli anni Settanta e realizzato dal 1974 al 1975, era già stato restaurato, messo in sicurezza e valorizzato con una cartellonistica informativa grazie a fondi ministeriali del 2016. Ora spetta all’associazione prendere accordi con l’Istituto Figlie di Gesù per l’individuazione delle due giornate in cui tenere aperto e offrire un servizio di visite guidate e attività didattiche.

«Il sito – come ricorda la presidente Morena Tramonti – si aggiunge all’area archeologica di Corte Sgarzerie e alla villa romana di Valdonega di cui gestiamo aperture e visite guidate». «La caratteristica di quest’area – sottolinea Brunella Bruno, funzionaria archeologa della Soprintendenza – è di mostrare l’evoluzione del sistema difensivo della città dal momento della sua fondazione intorno alla seconda metà del II secolo a.C. con le mura di età municipale ben conservate all’età medio e tardo imperiale con l’aggiunta di torri e speroni difensivi. Il pezzo forte è senz’altro questa visione meravigliosa delle mura di Teodorico costruire tra gli otto e nove metri di distanza dalle mura municipali esclusivamente con materiali di reimpiego di edifici in rovina».

Il materiale di riutilizzo è stato prelevato soprattutto da monumenti funerari non solo per la loro funzionalità ma anche per dare alle nuove costruzioni un significato ideologico in collegamento con il passato. Sono visibili due iscrizioni funerarie capovolte, blocchi lapidei, conci di archi e un elemento circolare. Come osserva l’ingegnere Alberto Maria Sartori, «il patrimonio veronese nell’ambito delle strutture militari nasce in quest’epoca e continua poi a svilupparsi. Ci dà il senso di una città che è sempre stata di confine». Non manca, però, neppure la presenza di una parte di una ricca domus, probabilmente di età augustea, di dimensioni maggiori rispetto alle altre ritrovate in città e con pavimenti mosaicati.