Dall’esterno si possono solo intravedere alcuni affreschi sulla scalinata di ingresso e ammirare il soffitto ligneo decorato del piano terra. All’interno, gli spazi sono articolati in numerosi ambienti di varie grandezze, ora illuminati solo dalla luce che entra dalle grandi bifore. Seppure manchi di qualsiasi elemento d’arredo e di decorazione parietale, si possono ancora scorgere tracce del suo passato nei soffitti lignei decorati che non mancano di ricordare l’appartenenza della domus a Verona, agli Scaligeri, ai Visconti e, infine a Venezia. Il primo edificio, in legno, risale al 1213 quando la città era ancora Comune. Fu, poi, rifatto in pietra nel 1301, durante la Signoria Scaligera, grazie a Bartolomeo I. Alla sua morte, nel 1304, gli succedette il fratello Alboino che divenne anche il primo podestà della domus, la sede delle corporazioni mercantili. Nel 1388 arrivarono i Visconti e nel 1405 i veneziani.

In una iscrizione marmorea sono riportati anche i più importanti eventi successivi fino al 1945. Una sinopia ci ricorda la presenza di un affresco poi staccato, probabilmente con soggetto religioso (il santo protettore dei mercanti?). Accanto, alcuni elementi di recupero di epoca medievale, forse inseriti durante gli ultimi restauri di inizio Novecento. Una stanza è ancora arredata con un mobile a scomparti, chiusi da ante con pomelli in ferro antropomorfi. Il lungo corridoio porta al grande salone delle assemblee pubbliche, ora silenzioso e vuoto. Il secondo e terzo piano sono costituiti da piccole stanze anonime, ma con balcone sulla piazza. Infine, la domus ci regala l’ultima visita al sottotetto in cui ammirare, ancora una volta, la bravura degli ingegneri del XIV secolo. Uno scorcio di un passato che ha vissuto molte vite.

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