Tanto importanti, questi ultimi, nella vocazione agricola di questo territorio, nel legame forte tra città e campagna, che nel 1898 a Verona si istituisce una Fiera dei cavalli, proprio per esplicitare il legame con il mondo rurale che l’aggregato urbano ha da sempre.

Ma i Cavalli a Verona sono anche una nobile famiglia, in quel “cerchio magico” degli Scaligeri che nella chiesa di Santa Anastasia è visibile nelle cappelle absidali: l’ultima cappella a destra dell’altare maggiore è dedicata alla famiglia Cavalli, di origini milanesi, poi giunta nei possedimenti scaligeri. Nella cappella, affrescata tra il 1390 e il 1396 da Altichiero da Zevio, vi è la sepoltura del capostipite in terra veronese, Federico Cavalli, capitano generale di Alberto e Mastino della Scala, Podestà di Vicenza e Padova nel 1337, con lo stemma della famiglia, un cavallo rampante, che fa eco in una classica rappresentazione celebrativa: tre cavalieri di questa famiglia che per intercessione dei santi Giorgio, Martino e Jacopo implorano pietà alla Vergine in trono col Bambino.

Cavalli e Cavalieri, tema ripreso nel celebre affresco sopra la cappella Pellegrini, a fianco della cappella Cavalli, da quel Pisanello che dell’arte di dipingere con grazia e bellezza volti e animali ci ha lasciato testimonianza nell’affresco appunto “San Giorgio, la principessa e il drago”, metafora dell’impresa per salvare la bellezza della città, del territorio.

Una bellezza che a Verona cuce con filo sottile e resistente il legame con la coltura della terra, tanto che nel 1930 quella fiera dei cavalli diventa fiera dell’agricoltura, là dove fiera non è solo evento espositivo figlio della rivoluzione industriale, ma maniera di esplicitare con orgoglio questo legame tra città e campagna. Da qui in poi i cavalli vengono sostituiti dalle macchine agricole, dall’incalzare della tecnologia, ma nel 1976 la vocazione spinge e rinasce la Fieracavalli con una nuova veste, mettendo al centro questo animale come medium tra uomo e territorio; è del 1985 il Galà equestre della Fiera.

Quest’anno Fieracavalli sarà un’occasione in più per rafforzare il bisogno dell’uomo di ricucire il rapporto con il territorio, là dove il cavallo ne è lo spirito guida, compagno di messaggeri divini,  guerrieri spirituali e cavalieri che fanno l’impresa per il bene comune.

A caval donato non si guarda in bocca. A proposito, mio nonno si chiamava Donato, ma è un’altra storia.

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