Come una frenata a tutta velocità su un tappeto che si rialza formando colline e poi montagne, il territorio costiero è lungo e stretto, poi sipari di altezze diverse si perdono all’orizzonte, la lingua pianeggiante si sovrappone a sé stessa per livelli sfalsati in verticale, la città sembra costruita su “palafitte”, zattere, torri e scale; l’abitare è predisposto a teatro verso il mare, una frammentarietà che diventa geometricamente l’insieme di linee spezzate come carattere spigoloso, schietto, mai scontato.

Palazzi, bellissimi, imponenti, spesso di un Barocco plastico morbido o di un Classicismo dipinto ad affresco in partiture geometriche, lasciano intravvedere cortili con palme come Riad a Marrakech; ed anche se a volte sono lasciati al tempo, non si piegano, si presentano fieri e immobili custodi delle vie del centro. Linee che si ritrovano nel dialetto, parole rotte, spezzate, tono interrotto, sospeso, l’astrattismo come sistema identitario.

Linee strette sono le vie (carugi), dalle calli di Venezia diverse per essere in salita e indiscesa, ripide; la città storica è fatta di aggregati indipendenti e a volte guardinghi, anche socialmente ed economicamente autonomi; una frammentarietà che diventa convivenza rispettosa, accettazione naturale, alla quale si aggiunge da sempre, da quando c’è il mare, l’implementazione di etnie diverse, fa di Genova storicamente una metropoli, una città madre, strategica da sempre per un porto che si insinua dentro l’aggregato urbano, diffuso, nell’aria, che risale lungo le vie strette, verso la montagna.

Si percepisce la montagna, incombe tra i palazzi, si apre in prospettive e canaloni che lasciano entrare il mare con un respiro lungo e blu nel verde o nel rosso, con terrazzamenti che sono tenacia e ostinazione visibile di una coltura e cultura del territorio che non ha confini, ostacoli che si ha sempre la sensazione si possano incredibilmente superare, nulla ferma i Genovesi, poi i Liguri. Meraviglia.

I terrazzi coltivati come file di platea e palchetti, sottolineano l’idea del paesaggio come anfiteatro, la scena si svolge sul mare: le navi sembra arrivino dentro la montagna, in prospettive che avvicinano lo sguardo ed uniscono i due elementi, mare e montagna, lo sguardo si fa ponte e via essa stessa. La gente per strada sorride, ogni tanto una signora mugugna, si percepisce un’uguaglianza ed una coesistenza che è bellezza civile, donne belle e uomini abbronzati dal mare, eleganti, sono gli abitanti padroni indiscussi della città che godono senza indugio all’aperto.

Dolcenera. Il territorio è i suoi abitanti. Fattivi, lavoratori, positivi, costruttivi, accoglienti.Nessuna lagna. Ci si rialza e si guarda al futuro, perché il passato sia utile. La città metropolitana di Genova è Ponte per il mondo, un sistema unico da indossare almeno per un giorno.