Le cronache raccontano di una fredda giornata d’inverno con un vento che scende dai monti e porta aria di neve, quella in cui uomini dotti e funzionari della corte scaligera si stanno recando in piazza del vescovado, accingendosi ad entrare, a debita distanza gli uni dagli altri, nella piccola chiesa romanica di San Giovanni in fonte, e mescolandosi con i canonici del duomo, del quale la chiesetta è una parte absidale, raggiungono per un corridoio interno l’aula unica della chiesetta di Sant’Elena che sfocia dalla parte opposta in una loggia romanica verso il chiostro dell’annesso convento canonicale, nel quale cortile, dall’altra parte ancora guardano le finestre della Biblioteca Capitolare che chiude esternamente la piazza del duomo a lato fiume. È Verona.

È il 20 gennaio 1320, e le similitudini sembrano non per caso, il vento freddo d’inverno e i numeri della data come scommesse di cabala, è il giorno in cui il sommo poeta Dante Alighieri è invitato a dibattere la sua “Questio de aqua et terra”, “Questione” come dissertazione, intorno al luogo e alla figura o forma dei due elementi, cioè acqua e terra. Lo immagino giungere nel buio della chiesetta paleocristiana mentre il brusio dei dotti e prelati veronesi si smorza, la luce delle candele sotto la travatura lignea accende l’attenzione delle menti e Dante inizia a parlare con tono sicuro di chi sa di creare scompiglio e ne prova già piacere. È il gusto della cultura.

Forma e ruolo inusuale per un poeta, quella della dissertazione filosofico religiosa, sarà comunque la sua ultima opera in latino, l’anno successivo morirà. 

E nel 2021 tra le tante cose che dovremo fare ci sarà anche celebrare questo grande simbolo dell’Italia e della sua forza, oggi mi accontento di pensare a quanto ricca e colta sia la mia città, Verona, a quanto custodisce, a quanto sia fortunata io abitante a poter stare a casa e dalla finestra guardare la storia. 

Ci pensiamo sempre troppo poco, alle nostre città, da dentro le nostre case in questi giorni ci rendiamo conto che la città fuori è ciò che ci unisce stando distanti.