Cara Giulietta. Come se scrivessi cara Verona. Una lettera nella quale le parole restino scritte con una logica, un senso e non siano sfregi su un muro. Sì, perché se dovessi scriverti, racconterei di come non siamo capaci di difenderti, di proteggerti, di avere cura di te, in un tempo dove potresti accogliere quell’idea necessaria di protezione da ogni violenza, come vero amore, basterebbe che indossassi delle scarpette rosse per essere non solo mito, ma simbolo. Che uno ci creda o no. Invece, non siamo capaci di vedere, il nostro male è l’indifferenza, una forma di superficialità che aumenta la mancanza di rispetto collettivo e la rabbia di ognuno.
Così la tua casa, presunta tale, al di là dell’invenzione, dell’essere stata una taverna, poi case popolari senza balconi, non è più un “falso”, perché in questo si intende qualcosa spacciato di nascosto per vero (l’inganno è stato svelato da tempo senza che il desiderio di “credere” cedesse) ma un immondo monumento all’indifferenza. Vera indifferenza.
Tu non ci sei mai stata lì, tutti sappiamo che non vi è certezza, nemmeno del fatto che tu sia esistita (non sei la prima alla quale diamo cieca fiducia), la certezza sta invece nelle migliaia di persone che a te scrivono i loro sogni attraverso lettere che ti spediscono, ma anche in quelle parole ovunque sui muri del cortile e del portone, e nelle gomme da masticare attaccate sul portale d’ingresso, sfregi e sputi evidenti alla storia, qualsiasi storia, quella di questa città.
Che tu lì abbia incontrato quella notte Romeo (se così si chiamava) e ti sia affacciata al balcone (posticcio) non è la “questio”, in una politica della distrazione che ci porta ormai da troppo tempo a distoglierci dai problemi reali per accanirci sull’inutile e il banale. Ma la questione è l’assenza di rispetto per quel luogo, per la sua storia, quella di un edificio nel cuore della città antica che porta i segni di un Medioevo dove la pietra è eleganza e decoro, un edificio per questo identitario della città, che racconta altre storie di uomini e donne, racconta di Verona e dei suoi abitanti.
Basterebbe poco. Un vigile, un guardiano, delle telecamere, una figura, delle azioni, che dimostrino la nostra capacità di avere cura del territorio. Magari si mettesse in atto davvero una forma di marketing (multe, tante multe) che dimostri la nostra intelligenza, la nostra capacità di dare valore, nei confronti non solo di Giulietta, ma della città tutta.
In fair Verona. Saluti.