È arrivato il momento di compiere ancora, per l’ennesima volta, una rivoluzione copernicana, mettere al centro l’uomo, la persona, e da questo punto di vista guardare lontano, oltre. Solo così riusciremo a vedere ciò che ci circonda con occhi che svelano la bellezza del territorio, della città, del quartiere dove viviamo, ciò che si può cambiare, migliorare, rigenerare, sapendo che cosa è, cosa è stato nella storia e nello sviluppo di un territorio, di una città.
Verona ha messo in atto la sua rigenerazione urbana, progetti, idee, trasformazioni di architetture o interi quartieri, un fermento che ci fa comunque comprendere la voglia del territorio di procedere nella storia, ma conosciamo il territorio? Quando si parla ad esempio di ZAI, sappiamo che cos’è? Come è nata? perché? quale il suo carattere, la sua atmosfera? Ci siamo mai stati nei luoghi che spesso sono alla ribalta di trasformazioni di cui sentiamo parlare, discutere, litigare addirittura? Siamo consapevoli?

LA ZAI COM’ERA
Sappiamo che questa parte della città è nata nel secondo dopoguerra in anni in cui l’urbanistica era la disciplina che decideva e disegnava le nuove forme e il nuovo sviluppo delle città? Sappiamo che la ZAI (Zona Agricola Industriale, o Zona per Artigianato e Industria) di Verona è la prima realizzata in Italia, grazie alla Camera di Commercio di Verona e non solo, quando si dividevano i luoghi dell’abitare dai luoghi dell’industria, quando si voleva dare all’agricoltura un volto tecnico, quasi “manifatturiero”, quando il commercio diventava strumento di ricchezza dei territori e le infrastrutture un’esigenza. Sappiamo che la ZAI ha ridisegnato la vita di Verona dagli anni Cinquanta? Sappiamo che oggi è ormai un’altra cosa? È storia, è archeologia, è luogo di necessari innesti e trasformazioni, è cultura, e la cultura non è un prodotto.
La cultura è un processo, da mettere in atto, da scatenare, innescarea seconda del carattere dei territori, un modo di agire con un obiettivo correlato, dove tutto e tutti possono concorrere. La cultura produce, punti di vista, azioni, modi di essere, il quotidiano, il futuro.
Ecco, proveremo quest’anno ad usare questa piccola rubrica per creare punti di vista, punti dai quali osservare, guardare, conoscere il quotidiano che ci circonda, per conoscere la città e i suoi abitanti, la storia e i suoi sogni, per seminare curiosità.
Una curiosità che è motore di ogni conoscenza che diventa a sua volta consapevolezza; quest’ultima crea il desiderio di agire cercando risorse, competenze, soluzioni, sviluppa il senso di comunità, produce bene comune.
Questa consapevolezza è rigenerazione urbana, un sentimento collettivo, prima di qualsiasi progetto.