Un elegante equilibrio tra pieno e vuoto ti accoglie, varcata la soglia della Galleria Marcorossi artecontemporanea nel cuore del centro storico di Verona. I segni ed i messaggi del contemporaneo appesi su muri antichi e bianchi come fogli da scrivere, protetti da volti e travi di mattoni e di legno scaldano l’atmosfera. Ad ogni opera appesa è dedicato uno spazio fisico necessario e di largo respiro per dare valore all’arte, al fare con poesia di ogni singolo artista.

I “buchi” di diversa misura, mai troppa, di Riccardo De Marchi, ci raccontano di un linguaggio primordiale ma futurista, ancora tutto da interpretare, come spartiti o schede binarie, seguirli con lo sguardo ti obbliga a fermati, a pensare, cosa in ogni buco si nasconde si apre, mondi infiniti che ancora non conosciamo. Buchi come porte su supporti rigidi, quelli dell’industria contemporanea, acciaio, poliuretano: ovunque può esserci arte. Ritmo.

Le superfici materiche di Franco Guerzoni sono stratificazioni del tempo che lascia su muri parti di intonaco e colori, come racconti di vita che si sovrappongono, ma costruiscono nella loro unicità e frammentarietà la vita di cose e persone; una poesia delicata nei toni, dove i confini dell’opera racchiudono un mondo di dentro. Il desiderio di passare la mano sopra a questi strati, setosi alla luce che li attraversa di lato evidenziando uno spessore sottile e fragile, è forte, come quel vecchio insegnamento di un maestro del restauro che raccontava di toccare i muri e le pietre, sentire cosa hanno da dire. Parole.

Quella epochè, sospensione del giudizio, che i Greci individuavano nelle opere d’arte, è evidenziata dall’atmosfera metafisica delle opere di Marco Tirelli, forse “non luoghi” con relazioni primordiali e sviluppi logici tutti da costruire, aperture mai chiusure in mondi da esplorare come novelli astronauti di uno spazio infinito che sta dentro i limiti finiti di una tela. Leggerezza.

Si chiude con uno dei più importanti artisti italiani, scomparso recentemente, Marco Gastini. Pezzi di vetrata blu cobalto, pezzi di ceramica grezza in rilievo, ferri, tela. spessori come distanze tra materie diverse e diversi significati, non frantumi ma parti di qualcosa che è stato e che, insieme alla diversità degli altri materiali, compagni di questo racconto, costruiscono un’altra storia. Infinito.

Ritmo, parole, leggerezza e infinito le chiavi per entrare in questo mondo di poesia che la galleria Marcorossi artecontemporanea ci regala. Fino al 15 Gennaio 2020.