Parlare del ruolo degli alberi vuol dire non prescindere dagli scritti di Tiziano Fratus, padre del concetto di “Uomo Radice” ovvero l’individuo che vive quotidianamente un rapporto di stretta connessione con la terra e gli elementi naturali e vegetali, ma che sa anche costituire nuove connessioni con il paesaggio che si trova a attraversare. L’uomo e gli alberi sono legati da un rapporto millenario. Si riparava dapprima sui suoi rami, quando ancora era quadrupede, per difendersi dai predatori. Poi l’uomo è sceso e sulle due zampe è diventato lui stesso predatore, ricordandosi sempre meno di quello che gli alberi hanno fatto e fanno incessantemente per lui. Come con la CO2. Le piante si adattano. Più CO2 c’è nell’atmosfera, più tendono ad avere le foglie grandi. Qualcuno dice anche che “provano sentimenti”, nel senso che danno cenni positivi, se, ad esempio, ascoltano la musica di Mozart (L’uomo che sussurra alle vigne di Carlo Cignozzi). Non è solo filosofia, ci sono benefici anche in termini economici: secondo uno studio condotto sulle principali città del mondo, le piante farebbero risparmiare 11 milioni di euro, frutto del miglior deflusso idrico e della conseguente prevenzione di inondazioni urbane; 0,5 milioni di risparmio energetico degli edifici grazie al raffrescamento ambientale e 8 milioni per l’assorbimento di gas serra. Avete da costruire una casa? Pensate ad allestirla con le piante attorno (e se avete il pollice verde, anche dentro). Siete amministratori? Pensate ai viali alberati che tengono l’asfalto all’ombra e quindi a temperature più basse. Meno condizionatori accesi in auto e più gente in bici, forse. Ce lo sussurrano gli alberi, sotto i quali si nascondono tutti per almeno cinque mesi all’anno. Il resto del tempo proteggono dal freddo o fanno da ombrello quando non l’abbiamo. Ci sono poi altre sigle contro le quali le piante costituiscono un importante e innato avversario: NO2, SO2, Pm10 e Pm2.5. Il diossido di azoto, l’anidride solforosa e le polveri sottili.

Il punto della situazione? Legambiente ha fatto una stima (Ecosistema urbano 2018). A Verona ci sono circa 19,5 piante ogni 100 abitanti. Non male, ma neanche bene se consideriamo che Milano ne ha 34, Brescia 64 e Modena 108. Non parliamo di miracoli, ma di una riduzione dell’1% di sostanze inquinanti nell’atmosfera, secondo una ricerca pubblicata su Environmental Pollution. Forse sembrerà poco, ma è sufficiente a salvare 850 vite ogni anno negli Stati Uniti, oltre ad evitare 670.000 malattie respiratorie acute come attacchi di asma, bronchiti e così via.

Non si hanno ancora stime ufficiali sugli alberi che saranno rimossi a breve dal territorio del Comune di Verona, per permettere il passaggio del filobus (il progetto originario parlava di circa 250 abbattimenti). Amt, che realizza i lavori, ha rassicurato però i cittadini dicendo che «per ogni essenza tagliata, ne verrà piantata un’altra studiata per il contesto in cui sorgerà». Intanto Viale Piave resta con la pista ciclabile assolata, e lo Stadio rischia di perdere gli storici pini marittimi di via Frà Giocondo, che secondo alcuni anziani del quartiere sarebbero coetanei del Bentegodi stesso. «Alberi, eravate frecce cadute dall’azzurro?» si chiedeva Federico García Lorca. Domanda lecita. Ci salverà la gratitudine.