Gianluca Tacchella Carrera Jeans
Gianluca Tacchella, AD Carrera Jeans

Difficile parlare di jeans Made in Italy senza pensare al marchio Carrera. La storica azienda di Caldiero, pioniera del denim già dagli anni ‘60, detiene la prima quota del mercato del denim in Italia, con circa il 10% della produzione, grazie ad un’etichetta che negli anni è riuscita a mantenere inalterata la qualità dei prodotti e la cura nella realizzazione dei capi. 

Da sempre attenta alla sostenibilità, Carrera Jeans ha anticipato i tempi, ottenendo a fine 2021 una certificazione di sostenibilità aziendale in previsione dell’obbligatorietà, a partire dai prossimi anni, della stesura del bilancio sociale, uno strumento di informazione e trasparenza per mettere a disposizione degli stakeholder informazioni circa le attività svolte e i risultati sociali conseguiti dall’ente nell’esercizio. A fine 2021, infatti, Carrera Jeans ha ottenuto la certificazione di sostenibilità SI Rating secondo i criteri ESG, ovvero tenendo conto degli aspetti ambientali (Environment), sociali (Social) e di gestione aziendale (Governance). 

La certificazione SI Rating

«Siamo una delle prime aziende della moda ad ottenere la certificazione di sostenibilità SI Rating – commenta Gianluca Tacchella, Amministratore Delegato Carrera Jeans -. Un processo lungo e puntiglioso, che ci ha dato modo di capire anche come migliorarci in futuro. Adesso stiamo portando avanti la seconda fase di certificazione che ci permetterà di  identificare la nostra Carbon Footprint, ovvero il consumo medio di CO2 per ogni singolo prodotto venduto sul mercato. Un’analisi non solo a livello aziendale, ma che risalirà fino a fornitori. Una scelta fatta pensando al futuro: sarà un dato da rendere pubblico tra qualche anno, ancora facoltativo, ma è una strada che ci sembrava corretto percorrere già ora». 

Carrera Jeans: filiera tracciata e trasparente

Una certificazione che arriva a conferma di un percorso sostenibile portato avanti negli anni. Carrera è stata infatti la prima azienda in Italia ad aver attivato un progetto di blockchain per permettere di tracciare in modo trasparente la filiera tessile, grazie ad un QR Code stampato sulle etichette dei capi che rivela al consumatore l’origine del capo che si indossa. Una filiera sostenibile che nasce dalla raccolta a mano del cotone all’insegna di alti standard qualitativi e con il minimo impatto ambientale: negli stabilimenti in Tagikistan, si producono 4 milioni di pezzi l’anno dando lavoro a migliaia di addetti. Inoltre, grazie a una filiera corta, si evitano numerose movimentazioni delle merci su camion, abbattendo notevolmente le emissioni di Co2 nell’aria. Al termine della lavorazione il prodotto è così pronto per essere spedito negli store, sia in Italia che in altri Paesi, per la commercializzazione.

«La certificazione di sostenibilità ha validato quanto abbiamo sempre detto: è stato per noi un passo fondamentale anche per contrastare il fenomeno del Greenwashing, troppo diffuso nell’ultimo periodo. La sostenibilità è sulla bocca di tutti ma è necessaria l’etica di dichiarare il vero accanto ad una capillare verifica da parte di società esterne. L’attenzione – conclude Tacchella – va posta però anche su altro aspetto: il processo verso la sostenibilità, affinché le aziende lo possano affrontare correttamente, deve procedere gradualmente. La parte politica deve esserne consapevole, senza accelerare processi che rischiano di mettere in difficoltà l’apparato produttivo del Paese».

banner-gif
Articolo precedenteEvent-lab, l’importanza di comunicare le buone pratiche
Articolo successivoContec, nel futuro la parola chiave è servitizzazione