Una serata in compagnia di ricordi ed emozioni quella di domenica sera al Teatro dell’Orecchione del Bastione di San Zeno, con la prima della 24 serate previste nella rassegna Bastioni in scena, curata da Teatro Scientifico Teatro Laboratorio all’interno del programma di Murafestival. Una serata in onore del pittore Silvano Girardello, alla sua arte e alle emozioni che ha saputo trasmettere alla sua famiglia e al suo pubblico.

Una vita completamente legata all’arte quella di Giradello, nato nel 1925 in provincia di Rovigo e trasferitosi a Verona già da bambino, città con la quale ha legato la sua carriera di accademico e pittore, in particolare dirigendo per alcuni anni anche l’Accademia di Belle Arti Gian Bettino Cignaroli.

Voce originale della pittura italiana del 1900, ha cercato di esplorare le corde più intime dell’animo proprio attraverso l’arte tra il 1960 e il 2000. Nel 1961 cominciò la sua prima esposizione in collettiva alla Biennale di Parma per poi tenerne una personale. Prendendo spunto proprio dalla sue prime esposizione, in particolare quella dedicata alle vittime di Hiroshima, è partita la serata evento a lui dedicata, che ha visto raccontare le fasi del suo lavoro e della sua ricerca dalla moglie Carmela, dalla figlia Anna e dal suo allievo Andrea Facco, anche lui oggi pittore.

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A metà degli anni ’60, si cominciano a sentire gli influssi della “pop art” che lo spingono ad inserire nei suoi quadri plastiche, tele cerate, fotografie e altri materiali. «Ogni quadro rappresentava per lui molto lavoro e ricerca – ha spiegato la moglie – ma anche incursioni di ironia e storia. I ricordi della sua infanzia nel Polesine sono stati fondamentali per la sua pittura, con elementi di richiamo che negli anni sono sempre ritornati a simboleggiare la vita contadina».

La presenza della natura ha sempre avuto un ruolo importante, in particolare una natura a volte opprimente, uno stile malinconico che richiamava il sentimento di Munch. Anche l’elemento sacro però è stato importante; nel1995 inizia infatti il ciclo de “L’Angelus”, a partire dall’opera notissima di Millet la studia, ripropone, scompone in più di settanta variazioni fino ai primi anni 2000.

Negli ultimi anni, prima della morte nel 2016, è tornato a temi più intimi, dipingendo i paesaggi dell’infanzia e riprendendo nuovamente gli autori e le opere che hanno caratterizzato il suo percorso.

Un ricordo che si è susseguito con gli speciali interventi in forma di intervista anche con gli amici di una vita, gli architetti Zerbato e Zoppi, che hanno ricordato le loro chiacchierate “davanti ad un bicchiere di vino” nelle osterie di Piazza Erbe di Verona. La serata è stata impreziosita anche da intermezzi musicali del pianista Andrea Cortelazzo che accompagnava nella lettura di alcuni scritti di Girardello l’attrice Isabella Caserta, direttrice artistica della rassegna Bastioni in Scena. Il ricordo è terminato con la proiezione di un video omaggio a Girardello.

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