La successione, come abbiamo visto nella puntata precedente dello scorso 8 giugno, è una fattispecie caratterizzata dal subentro di un soggetto ad un altro in tutti i diritti e rapporti giuridici attivi e passivi: si parla in questo caso di eredità. L’erede è il successore universale del defunto. Se invece un soggetto subentra solo in determinati diritti o rapporti o beni si avrà il fenomeno del “legato”.

La distinzione è rilevante ai fini delle responsabilità per i debiti ereditari. Il legatario, infatti, è il successore a titolo particolare e non universale del defunto.

Successione legittima

Se una persona non ha disposto testamento, la legge stessa regola la vicenda successoria, stabilendo il diritto di alcuni soggetti, parenti più prossimi ad ereditare e subentrare nel patrimonio del defunto.

Infatti l’articolo 565 del c.c. afferma che: «nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato nell’ordine e secondo le norme stabilite nel presente titolo». L’articolo 566 del c.c. regola la successione dei figli recitando «che al padre e alla madre succedono i figli in parti uguali».

Gli articoli successivi regolano i casi in cui colui che muore non lasci figli, ma genitori o fratelli o entrambi; regolano anche le ipotesi di concorso di più aventi diritto. L’articolo 581 del c.c., invece, regola la successione del coniuge anche in concorso con i figli e senza figli ma presenti invece genitori o i fratelli del defunto.

Vengono riconosciute delle quote minime a seconda del numero dei figli o del concorso di più aventi diritto.

Sono a tutti note le quote spettanti al coniuge in caso di concorso con un figlio (metà ciascuna del patrimonio) o con due o più figli (1/3 al coniuge, 2/3 diviso tra i figli); oppure le quote spettanti al coniuge nel caso di concorso con i genitori o i fratelli del coniuge defunto (2/3 al coniuge e 1/3 agli altri aventi diritto).

In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli e sorelle del defunto al coniuge si devolve tutta l’eredità.

Il coniuge separato, al quale cioè non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, ha gli stessi diritti del coniuge non separato. Solo con il divorzio cessano i diritti ereditari.

È pertanto errata la comune opinione che in mancanza di figli e di genitori, l’eredità è interamente devoluta al coniuge. Infatti se esistono fratelli o sorelle del defunto, a questi spetterà 1/3 del patrimonio e al coniuge 2/3.

Per raggiungere il risultato che l’intera eredità venga devoluta al coniuge e per evitare quindi sorprese, è necessario un testamento con il quale il coniuge nomina erede universale dei beni l’altro coniuge.

Successione testamentaria

Una persona può con testamento disporre dei propri beni tenendo conto però che una quota minima spetta ad alcuni soggetti legati al defunto da rapporto di stretta parentela: coniuge, figli e ascendenti.

Nulla impedisce che una persona lasci ad un estraneo tutto il proprio patrimonio; ma quei soggetti ai quali la legge riconosce una quota minima cosiddetta quota di riserva, o di legittima, potranno poi dopo la morte impugnare il testamento.