Nell’era di internet e delle connessioni diffuse esistono “tutorial” per qualsiasi cosa: dal montaggio video all’uso dei software più complessi, chiunque può dilettarsi online per imparare le basi di un processo creativo. In pochi, però, possono dire di aver costruito una carriera di successo da autodidatti in tempi non sospetti, quando YouTube non era ancora l’enorme piattaforma che conosciamo oggi. Tra questi c’è Erik Righetti, motion designer classe 1985, veronese di nascita, ma nomade per scelta, che da Borgo Santa Croce ha viaggiato per l’Europa sull’onda di un successo che lo ha portato a ricevere una candidatura per i Creative Arts Emmy Awards 2020, gli Oscar delle Serie Tv, per la miglior sigla e, successivamente, e a vincere il premio “Cittadino dell’anno” di Verona lo scorso gennaio.

Una tappa incredibile frutto di un viaggio iniziato un po’ per caso: «Ho studiato pittura in un’accademia di Belle Arti e poi ho cominciato a fare da solo alcune animazioni, perché non esistevano scuole di animazione al tempo – ha raccontato Erik -. Ho iniziato a lavorare per uno studio che mi ha preso nonostante non avessi nessuna competenza, ma si fidavano di me. Una ragazza mi ha insegnato a usare il programma che uso tuttora in cinque giorni e dopo un anno, nel 2009, è arrivata la crisi e allora ho iniziato a fare il freelance e a viaggiare. Una volta scoperto che potevo mettere in movimento le immagini, non mi è mai passata la voglia di farlo». 

Da Madrid a Zurigo, da Berlino e ancora Verona, fino ad arrivare a Barcellona: «I lavori sono entrati un po’ a caso all’inizio: c’era l’amico che aveva bisogno di un’animazione da proiettare, un altro mi ha chiesto una pubblicità per la sua ditta e quel video ha girato talmente tanto in internet, che mi hanno chiamato alcuni studi di Zurigo e da lì ho cominciato a lavorare a diversi progetti». Un viaggio pieno e gratificante, che da lì in poi non si è mai arrestato e, anzi, è proseguito con lavori sempre più importanti commissionati da marchi prestigiosi come Adidas e Google, fino ad arrivare all’attenzione di Apple TV+: «Un giorno mi ha chiamato questo studio da Los Angeles, che non conoscevo assolutamente, perché avevano visto il video che avevo fatto per il Tocatì. Mi hanno commissionato la sigla di una serie Tv, il “The Morning Show”. Ho scoperto solo in un secondo momento di cosa si trattava: la prima serie di Apple TV+. Dopo un po’ mi hanno scritto dicendomi che avrebbero mandato la sigla agli Emmy ed è stata nominata. Alla fine non ha vinto niente, ma è stata comunque una bella soddisfazione».

E a chi si avvicina al mondo dell’animazione per la prima volta, il consiglio di Erik è chiaro: «Bisogna imparare a usare i programmi: io odiavo stare davanti al computer all’inizio, ma quando hai la conoscenza del mezzo puoi modificarlo secondo le tue velleità. Tutti usano Photoshop, ma qualcuno emerge perché lo usa in modo diverso, più personale. È importante anche lavorare in gruppo e con chi è più bravo di te… e divertirsi».