Osserva, raccoglie, interpreta, disegna. Seguendo scrupolosamente questi passaggi, come una formula magica, crea una realtà parallela, tutta sua, che racconta il mondo nel modo in cui lo colgono i suoi occhi. Espen è il suo cognome, ma anche il suo nome d’arte, e tutti lo conoscono così. Illustratore e grafico, Giorgio Espen è nato a Bussolengo, da padre e madre pittori: una vocazione di famiglia, quella per i colori e il disegno. Oltre ad aver lavorato in agenzie di comunicazione e pubblicitarie nei ruoli di art director e graphic designer, da anni si fa ispirare dalle bellezze del suo territorio, Verona, realizzando fumetti che narrano luoghi, persone, attimi.

«Ho sempre disegnato, fin da piccolo – racconta Espen –. La mia maestra delle elementari, che oggi ha più di 90 anni, ha ancora le mie “opere” e le ricorda con affetto. Lo stile era rudimentale, “fai da te”: anche i miei compagni di classe disegnavano, però sono l’unico che ha continuato senza mai mollare. Penso di e ssere stato influenzato anche, in parte, da mio padre, che collezionava i Topolini e lavorava alla Mondadori: però credo che sia una passione che si ha dentro e deve essere risvegliata. L’importante non è essere “il più bravo”, ci sono molti artisti più bravi di me: quello che veramente conta è non smettere, continuare a insistere, perché solo così si possono aprire delle porte».

“Il miglior modo per imparare a disegnare è studiare sotto l’ala di un importante maestro”

I segreti per affinare le tecniche e migliore il proprio stile? Guardare tanto e copiare, copiare, copiare. «Io ho fatto così – rivela Espen –, ho sempre osservato molto, soprattutto le tecniche degli altri illustratori, cercando di cogliere tutto quello che si può. Il miglior modo per imparare a disegnare è studiare sotto l’ala di un importante maestro; ci sono anche le scuole di fumetto, è vero, ma non è la stessa cosa. Lo stile poi vien da sé e dipende molto da come uno si sente: le tecniche sono molte, manga, figurativo, astratto, si può scegliere tra un’ampia varietà. Il disegno, è sempre disegno: devi osservare qualcosa e cercare di riprodurlo».

Un occhio attento alle storie locali: è proprio questo filo rosso “del destino”, per citare l’omonima leggenda orientale, che ha avvicinato Espen a Pantheon, l’unico mensile cartaceo di Verona, che dal 2008 osserva, raccoglie e condivide le storie del territorio e le peculiarità che contribuiscono a definirne l’identità e darne un valore aggiunto. Obiettivo, unire alla penna di chi racconta con sensibilità il tratto di chi guarda e percepisce qualcosa di diverso, di unico. 

VERONA, SOGGETTO SENZA EGUALI

«Sono un disegnatore scaligero – racconta Espen – Verona è tra i soggetti che preferisco: ho anche realizzato il libro illustrato “Verona e le sue bellezze”, che contiene due storie a fumetti: una ambientata sul lago di Garda e una dedicata alla Valpolicella, dove ho vissuto per 10 anni. L’elemento che contraddistingue il mio stile, e che ritengo sia fondamentale inserire in un’opera, è una presenza animata: può essere una ragazza, un ragazzo, un animale, una coppia d’innamorati o un gruppo di amici, una famiglia. Raffigurare un essere vivente, che agisce in un background preciso, è il mio tratto distintivo».

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