Fare crescere la propria rete di infrastrutture e ammodernare quella esistente, per ottenere acqua sempre più sicura, controllata, di qualità sempre migliore e preservandola per le generazioni future. È l’obiettivo di Acque Veronesi, che sta per chiudere il triennio più importante di sempre sul fronte degli investimenti: 190 milioni di opere programmate nel quadriennio 20/23, la partenza e il completamento di infrastrutture fondamentali per il futuro del territorio e un 2020 chiuso nonostante il covid con 35,6 milioni investiti, oltre 50 euro ad abitante considerando gli utenti serviti dall’acquedotto; un dato superiore alla media nazionale.

«L’acqua è il bene più prezioso da rispettare e conservare per le generazioni future attraverso scelte sostenibili, per questo è necessario investire» spiega il presidente Roberto Mantovanelli, ingegnere, 41 anni, che a maggio chiuderà il mandato triennale alla guida del board dell’azienda. Tre anni segnati dall’impegno nel dare risposte concrete alle numerose e complesse sfide che riguardano il settore dell’idrico: l’inquinamento delle falde, i cambiamenti climatici, l’ammodernamento delle reti, la riduzione delle perdite, l’attenzione al sociale per garantire a tutti l’accesso all’acqua.

“Pianificare ascoltando le esigenze dei territori è una necessità”

«Acque Veronesi fa parte di un modello pubblico virtuoso, il consorzio Viveracqua, che riunisce dodici società di gestione a capitale interamente pubblico. Società con approccio industriale, sane ed efficienti, che sono in grado di investire, innovare e fare rete, condividendo buone pratiche, strategie a lungo termine e valorizzando le professionalità di alto livello di cui dispongono. Nel triennio 2020-2022 le aziende idriche pubbliche venete hanno oltre un miliardo di euro di investimenti programmati. Numeri che attestano il ruolo di primo piano dei gestori dell’idrico anche in termini di ricadute per il tessuto economico del territorio e l’impegno costante nel realizzare concretamente le opere pianificate. Aziende, come Acque Veronesi, che sono un patrimonio per tutti i cittadini e al servizio del territorio.

Fino al 2018 gli investimenti medi annuali di Acque Veronesi erano di circa 16 milioni di euro, dato che negli ultimi anni si è triplicato. «Le criticità e le richieste che ci arrivano dai sindaci sono molte. Pianificare ascoltando le esigenze dei territori è una necessità, ed è quello che abbiamo fatto con il nuovo piano quadriennale delle opere approvato all’unanimità nel dicembre scorso dai sindaci dei 77 comuni dove gestiamo il servizio integrato e dal Consiglio di Bacino. Un grande sforzo per l’azienda che oggi è in condizione di essere operativa in contemporanea su tutti i fronti dell’idrico integrato, acquedotto, fognatura e depurazione, grazie ad una solidità organizzativa e finanziaria costruita nel tempo, resa possibile dalla stabilità regolatoria di Arera e da un piano economico finanziario che ha portato anche ad una evoluzione delle tariffe secondo parametri nazionali»

NUOVE DORSALI, CONTRO L’INQUINAMENTO DELLE FALDE

«La strategia del cambiamento delle fonti di approvvigionamento per risolvere alcune emergenze, come i PFAS in zona rossa o gli inquinanti naturali tra Nogara e Gazzo rappresenta oggi la miglior risposta al problema – spiega Mantovanelli -. La dorsale Belfiore-Lonigo, ormai prossima all’inaugurazione, sarà la prima grande opera a concludersi tra quelle volute dalla Regione per risolvere l’emergenza PFAS. L’acqua arriverà da fonti alternative a quelle inquinate e viaggerà lungo un’interconnessione di 18 chilometri. Ugualmente, a Nogara e Gazzo bypassiamo l’inquinamento naturale delle falde facendo arrivare l’acqua dai nuovi campi pozzi che stiamo realizzando lungo la fascia delle Risorgive. Il primo tassello di un sistema più complesso di acquedotto della bassa veronese che negli anni a venire collegherà 35 comuni del territorio con portate da mille litri al secondo».

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