Elisa Molinarolo
Elisa Molinarolo

I CINQUE CERCHI PRIMA DI TUTTO

L’olimpiade, per un atleta, è però soprattutto un’esperienza, un viaggio mitico e il sogno di una vita. Elisa Molinarolo fin da bambina, come ginnasta, puntava ai cinque cerchi. Da Soave, quando ancora andava alle scuole medie, si trasferì a Padova per allenarsi. Lì si avvicina al salto con l’asta, sport più adatto alla sua statura, e conosce l’attuale allenatore Marco Chiarello, arrivando a due titoli italiani assoluti, 2017 e 2021, e uno indoor, nel 2020. «All’inizio è stato un successo dopo l’altro – racconta Molinarolo -, ma poi sono arrivati anni duri, mi ero bloccata su alcune misure. Potevo sembrare un’atleta già “finita”, deludendo le aspettative. Invece nel 2015 ho superato i 4 metri e il percorso si è sbloccato».

La consapevolezza di poter puntare alle Olimpiadi arriva durante la scorsa stagione, quando Molinarolo vince il titolo italiano indoor e arriva seconda ai campionati outdoor. «Ho ragionato sul fatto di essere arrivata fin lì senza una vera progettualità. Se provassi a fare le cose fatte bene – mi sono detta – a fare fisioterapia una volta a settimana, farmi seguire da una nutrizionista… Insomma comportarmi da atleta professionista, che non sono, cosa potrebbe uscirne?». Ne è uscito il 4,55 metri dello scorso maggio, terza misura italiana di sempre. E poi l’Olimpiade.

Già da bambina aveva scommesso con la madre un tatuaggio con i cinque cerchi, se fosse riuscita nell’impresa, nel sogno della vita. Un sogno che ha preso forma lentamente, in una situazione già complessa a causa Covid. L’atleta veronese si presentava come penultima del ranking, ma pronta a giocarsela con le migliori atlete del mondo. Molinarolo arriva diciottesima, prima delle italiane, fuori per un soffio dalla finale ma pienamente soddisfatta del suo risultato. 

Ora si guarda a Parigi 2024, nonostante le difficoltà nel conciliare sport e lavoro. «In questo periodo sto facendo due lavori: dalle 9 alle 18 in un’agenzia di marketing, dalle 18.30 vado in campo. In Italia l’unico modo per fare atletica a livello professionistico è essere presi in un gruppo sportivo militare, ma questo non dipende da me. Parigi è vicina e ce la metterò tutta, ma se dovesse arrivare un aiuto non sarebbe male».

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