Giuliano Allegri
Giuliano Allegri

SERVE PENSARE ALLA FORMAZIONE DEI MANAGER DEL FUTURO

Giuliano Allegri è il neo presidente di Federmanager Verona. La sua investitura è avvenuta nel luglio scorso: prima di quest’incarico è stato per oltre 45 anni Responsabile delle Risorse Umane di uno dei più grandi gruppi agroalimentari veronesi e italiani. Da questa posizione, Allegri ha potuto apprezzare le trasformazioni che hanno portato all’industria 4.0. «Certamente la digitalizzazione e la pandemia hanno sconvolto una parte del mondo del lavoro: lo smart working, con cui si è cercato di gestire le emergenze, adesso si sta strutturando perché si è capito che si può lavorare in modo diverso. Con questo concetto non si intende lavoro da casa, ma lavoro agile: dall’aeroporto, in treno, senza vincoli di orario. È una modalità che peraltro ha sconvolto più i dirigenti che i dipendenti: vedere gli uffici vuoti e dover gestire le persone e il lavoro da remoto è stato uno shock per chi ha sempre organizzato il lavoro in maniera diversa».

I manager hanno dovuto cambiare completamente l’approccio al lavoro: il rapporto fiduciario con i dipendenti è diventato imprescindibile. «Durante l’emergenza sanitaria i manager hanno dovuto assegnare compiti e obiettivi da raggiungere, attività da svolgere in autonomia che presuppongono un rapporto fiduciario molto più costante e continuo di quello che si aveva in precedenza. Ora che si sta lavorando sul rientro, è necessario essere consapevoli dell’impossibilità di tornare indietro. Prima di tutto dal punto di vista tecnologico, perché le aziende hanno investito molto per fornire le strumentazioni adeguate al lavoro da remoto, poi anche in riferimento alla mobilità: non ci si sposterà più come prima». 


Allegri è consapevole di quale sia la partita più importante da giocare per il futuro e la sfida maggiore riguarda i giovani. «L’imprenditoria veneta dovrebbe capire che in questi ultimi anni è cambiato il mondo. C’è bisogno di figure giovani, preparate ad affrontare il futuro, perché quello che era vincente tre anni fa può non esserlo più. Questo ricambio generazionale è fondamentale, ma – avverte il presidente – il dramma è che le università non riescono a preparare i giovani al mondo del lavoro. C’è bisogno che le aziende si mettano a lavorare con le scuole e l’università, perché c’è troppo distacco tra questi due mondi e la domanda e l’offerta non coincidono più».

Il nodo sulla formazione è cruciale: secondo Allegri questa non può ridursi a ciò che viene insegnato ai corsi, ma occorre lavorare, osservare chi ha più esperienza, apprendere le cose positive e analizzare i propri errori. «La differenza tra  chi ha fatto esperienze lavorative, anche saltuarie, e chi non le ha mai fatte è lampante. I giovani che durante il periodo universitario, o anche prima, hanno svolto qualche lavoro li riconosci immediatamente. Sono esperienze importanti, che ti preparano al mondo professionale».

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