Luca Caserta
Luca Caserta

IL REGISTA DAI CENTOCINQUANTA PREMI

La strada da regista sembrava segnata dalla nascita. Luca Caserta è cresciuto in una famiglia di teatranti, registi, scrittori e attori e ha vissuto questo ambiente fin da molto piccolo. «Giravo il mondo con la compagnia di famiglia – ci racconta – partecipando come attore agli spettacoli. Intorno al periodo dell’adolescenza, però, ho avuto un rifiuto: l’unica certezza che avevo era che da grande non avrei mai fatto quel mestiere».

Si laurea infatti in archeologia preistorica, dopo essersi appassionato allo studio dell’antichità nel periodo d’oro di Indiana Jones, segnale, forse, del destino nel mondo del cinema. In quegli anni non ha comunque mai abbandonato il teatro e durante gli anni universitari il richiamo verso la macchina da presa si è fatto evidente. 

«Durante l’università mi sono appassionato sempre di più al cinema, in particolare con i film di Kubrick: “Odissea nello spazio” è stata per me un’epifania – racconta Caserta -. Parallelamente continuavo a scrivere poesie e racconti, cosa che faccio dall’adolescenza. Ho iniziato a mettere in scena alcuni miei testi con la compagnia di famiglia (Teatro Scientifico, ndr) e successivamente sono entrato all’accademia di Cinecittà, seguendo anche corsi di direzione della fotografia. Credo che per poter dirigere una troupe sia necessario saper dialogare con le diverse figure che ruotano attorno alla macchina da presa».

L’ultimo lavoro del regista veronese, il cortometraggio “Dimmi chi sono”, ha superato quota centocinquanta premi, ricevuti nei festival di tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l’India, la Cina, il Canada e il Brasile. Un percorso inarrestabile per una pellicola che alla qualità cinematografica aggiunge un alto valore umanitario.

Backstage "Dimmi chi sono"
Backstage “Dimmi chi sono”

L’idea nasce da un caso di cronaca, una donna scomparsa che sembrava aver perso la memoria. «Io ed Elisa Bertato (protagonista del corto e coautrice della sceneggiatura) – racconta Caserta – abbiamo costruito la storia di una donna che rimane vittima di una grave forma di amnesia in seguito a una violenza sessuale e che, non ricordando nulla della sua vita, vaga per la città come una senzatetto. Abbiamo sviluppato temi come la violenza sulle donne e la ricerca della propria identità e dignità perdute, il tutto ambientato in un contesto di periferia. Molti dei premi ricevuti da “Dimmi chi sono” sono legati all’aspetto sociale e umanitario, per aver approfondito temi come la violenza sulle donne e l’attenzione verso gli ultimi; tanti riconoscimenti sono arrivati anche da paesi, come ad esempio l’India, in cui certe tematiche sono fortemente sentite. Mi fa piacere che i festival internazionali abbiano colto questi aspetti, cosa che ha permesso di portare l’attenzione su tematiche di cui non si parla mai abbastanza».

“Dimmi chi sono”, che inizialmente doveva entrare in produzione a Roma,  è girato principalmente tra la zona industriale di Verona e le aree abbandonate dell’aeroporto di Boscomantico, scenari ancora inesplorati dal punto di vista cinematografico. «Ho fatto molta fatica a trovare la location principale, quella in cui la protagonista si nasconde – racconta Caserta -. Quando l’ho trovata, però, corrispondeva esattamente a quella che avevo descritto nella sceneggiatura, compresi gli stessi tagli di luce. Una scelta che ha ripagato e che ha dato dal punto di vista iconografico un tocco di originalità».

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