Michele Aiello - Documentarista
Michele Aiello - Documentarista

“IO RESTO”, IL DRAMMA DELLA PANDEMIA IN UN DOCUMENTARIO

Michele Aiello, giovane veronese classe 1987, è autore e regista di film documentari. È socio di ZaLab, un laboratorio culturale che opera per la produzione e distribuzione di cinema indipendente e sociale. Ha collaborato con Radio3 Rai, il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli di Roma e il Movimento di Cooperazione Educativa. Laureato in Relazioni Internazionali, ha condotto anche attività di giornalismo free-lance. «Il mio desiderio già al liceo era fare giornalismo d’inchiesta – racconta Aiello -, così dopo gli studi mi sono recato a Roma per scrivere come freelance per alcune testate online. L’ho trovato un mondo molto complesso. Più avanti sono entrato a far parte di una società che fa documentari e ho trovato la mia dimensione». Da otto anni il documentarismo è divenuto il centro della sua vita: dopo aver partecipato come co-regista e co-autore a diversi progetti, nel 2021 ha diretto e pubblicato il documentario “Io resto”. 

Nei momenti più drammatici dell’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia nel 2020, quando la Lombardia per prima si trasformava in un vero e proprio fronte di guerra, Michele Aiello ha voluto testimoniare la tragedia che si stava consumando. All’interno di un ospedale di Brescia, il regista ha indagato le relazioni tra il personale sanitario e i pazienti, facendo percepire con intimità e pudore le sofferenze dei malati e l’impotenza dei medici nell’affrontare un virus ancora sconosciuto. «All’inizio della pandemia seguivo, come tutti, i telegiornali, i racconti dei giornalisti, e pensavo che ci fosse bisogno di dare un volto più familiare alle voci che raccontavano queste testimonianze, che altrimenti sarebbero andate perse. Per me era importante andare in Lombardia perché lì si stava verificando il dramma più intenso. Il film documentario è un modo per affrontare la realtà in modo più lento, più immersivo, così che le persone riescano a rielaborare ciò che è successo».

Erano solo in due a filmare: Aiello e il direttore della fotografia Luca Gennari, professionista con alle spalle film in Antartide e nel Donbass in Ucraina. «In pieno lockdown era difficile ottenere le autorizzazioni per spostarsi, così siamo rimasti solo io e lui. È stato molto complicato: inizialmente ci hanno concesso una settimana di tempo per le riprese, poi li ho convinti che per strutturare l’arco narrativo delle storie fosse necessario un mese». Al di là degli ostacoli tecnici, la vera difficoltà è stata sopportare quella situazione a livello emotivo: «Ho vissuto cose che non avevo mai pensato di poter vivere. Vedere quello che è accaduto negli ospedali, soprattutto rispetto a una malattia arrivata improvvisamente e che non si sapeva come potesse essere curata, vedere gli infermieri vivere ogni giorno delle dinamiche molto pesanti, a livello emotivo è stato davvero sconvolgente». 

Le sofferenze a cui Aiello ha dovuto far fronte in quel tragico periodo, raccolte in “Io Resto”, sono state proiettate lungo tutto lo Stivale e oltre: dall’International Film Festival di Nyon all’Ortigia Film festival di Siracusa, dove il lavoro di Aiello è stato premiato come miglior documentario, riconoscimento ottenuto anche al Biografilm di Bologna e al Documentaria di Palermo. Tutti premi che certificano l’importanza della testimonianza che il regista veronese ha voluto condividere con tutti gli italiani.

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