Thomas Bertani
Thomas Bertani

L’UNIVERSO DELLA BLOCKCHAIN

“La natura ci ha dato un animo desideroso di sapere” scrive Seneca nel suo “De Otio”. Una mente che desidera, che è curiosa, e traduce questo movimento interiore in azione per conoscere il mondo. Thomas Bertani, 29 anni, di San Pietro in Cariano, ha alimentato la sua curiosità, un interesse nato spontaneamente e quasi per caso, per le valute digitali e oggi è diventato uno degli esponenti più importanti, a livello internazionale, in ambito blockchain. Un passato da studente in Ingegneria dell’Informazione, a Padova, tramutatosi presto in storia di un imprenditore protagonista, sempre in viaggio tra l’America, Londra e la Svizzera, grazie alla sua holding Poseidon Group. Davanti a sé, un futuro in continua evoluzione ed espansione, che, in un modo o nell’altro, accarezza anche la vita di tutti noi.

«Sono entrato in questo mondo presto, quando avevo poco più di vent’anni – racconta Bertani – e il mio percorso scolastico ha sicuramente avuto un ruolo importante. Dopo essermi diplomato al liceo scientifico, nel 2010, mi sono trasferito a Padova per seguire il corso di laurea in Ingegneria dell’Informazione. Un percorso che in realtà non ho mai completato, perché mentre ero impegnato all’università ho cominciato a dedicarmi a tempo pieno al mining e alla blockchain: nel 2012 sono andato in Texas per qualche mese, per lavorare nelle aziende americane del settore, avviando in seguito le mie prime aziende; sono andato anche a Londra e in Svizzera. Sebbene la carriera universitaria sia stata, di fatto, interrotta, negli ultimi tempi sto frequentando l’ambiente accademico per insegnare in corsi e master focalizzati sulla blockchain».

Quello per le criptovalute è un interesse scoperto un po’ per caso, mentre frequentava il corso di laurea triennale. «Stavo lavorando ad alcune applicazioni di calcolo scientifico ad alte prestazioni, operazioni che hanno molto in comune con le modalità di generazione della moneta. Si tratta di un processo denominato “mining”. Rimasi affascinato da una tecnologia come questa, finalizzata a trasferire valore su internet: la novità della blockchain è la costruzione di un protocollo neutro, decentralizzato, che permette appunto di trasferire valore».

Per chi ancora è estraneo a questo mondo, Bitcoin è un bene che nasce digitale e che può essere trasferito tramite internet, senza nessun tipo di intermediario, come accade invece con la banca. «Quando paghiamo per un servizio online, per esempio Netflix, utilizziamo la carta di credito, oppure carte di debito, Paypal, eccetera: in tutti questi casi c’è una moltitudine di intermediari che permettono al pagamento di andare a buon fine. Oltre a questo, ci sono una serie di rischi e variazioni da considerare: che la carta ci venga rubata oppure semplicemente che la transazione sia richiesta in dollari, euro, yen; tutte monete che diamo per scontate e che ci sembrano insormontabili concettualmente. Arriviamo all’idea dei Bitcoin: quello che si è cercato di fare è creare un nuovo tipo di strumento, capace di trasferire valore digitalmente e in modo sicuro, oltre a essere decentralizzato » .

Una tecnologia nuova e uno scenario in continua evoluzione, che richiede molte ore di studio ogni giorno per stare al passo con quanto sta succedendo nell’ecosistema. Chi lavora con le criptovalute, inoltre, deve essere operativo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Difficile dunque sapere quale impatto avrà una crescita sempre più ampia del mercato cripto sull’attuale sistema e sulla vita della popolazione, ma Bertani è convinto che il sistema blockchain non possa diventare un sostituto del sistema finanziario attuale, quanto piuttosto un sistema parallelo e sinergico. «Ci saranno sempre più strumenti finanziari tradizionali che permetteranno di esporsi alle criptovalute in modo tale da diversificare i portafogli dei grandi attori, dei grandi fondi e così via. È molto difficile, per quanto riguarda l’impatto sulla vita della gente, capirne gli effetti: internet, per esempio, all’inizio era percepito come una rete “oscura”, pericolosa, invece c’è stato un grande boom, prima con le e-mail e oggi con i social, che hanno dato una spinta notevole. Credo che, anche per le persone che non utilizzeranno le criptovalute, queste ultime doneranno un valore aggiunto senza che l’utente nemmeno se ne accorga, dando maggiori garanzie e “riparo” in momenti di crisi».

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