L’anno non è sicuramente dei migliori per le immatricolazioni auto, ma i dati del terzo trimestre offrono molti spunti di riflessione. Quattroruote ha recentemente titolato “è boom di ibride plug-in” e i dati dell’ACEA dicono che, a fine settembre, le immatricolazioni di questo tipo di vetture hanno aumentato la loro quota di mercato dall’1.2% dello scorso anno al 5% attuale. Gli incentivi hanno giocato sicuramente un ruolo chiave, ma la spiegazione va letta anche nel comportamento dell’acquirente.

Stefano Mor, Direttore Generale di Vicentini Spa è sicuro di questo: «crescono i numeri e l’interesse – ha commentato, – ma soprattutto è il cliente che entra in showroom facendo richiesta di queste motorizzazioni. Non è un passaggio scontato, testimonia che c’è un leggero cambio di rotta. L’italiano è interessato alla tecnologia, e questo è probabilmente uno degli aspetti, oltre all’attenzione per la parte green, che sta permettendo a questo tipo di veicoli di aumentare in popolarità. Recentemente il Sole 24 Ore ha citato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima (PNIEC) che fissa a sei milioni le auto elettriche in circolazione entro il 2030».

Stefano Mor, direttore generale Vicentini spa

Comprare elettrico, ora come ora e nei prossimi cinque anni, significherà iniziare a valutare la necessità di auto in base ai propri spostamenti. «La diffidenza semmai relativa al full electric è dettata dal rapporto strada percorsa e costi di ricarica, ma la tecnologia sta facendo passi da gigante – ha proseguito Mor, – iniziamo ad attestarci anche intorno ai 400km con una ricarica completa».

Dall’altra parte ci sono le altre motorizzazioni. GPL e metano hanno ancora una buona fetta di mercato, anche se leggermente in calo rispetto al consueto. Federmetano assicura che questo è dovuto in modo particolare al rallentamento delle consegne dovute all’emergenza sanitaria. Il metano continua ad essere un carburante di grande interesse, che comunque proseguirà la sua convivenza con le vetture ibride ed elettriche forte anche di reti distributive che negli anni, non solo in Italia, si sono decisamente allargate.

Diesel e benzina? È la benzina a soffrire di più, con la propria quota di mercato scesa di oltre il 20% ed ora solo di poco sopra il 50%. Meno negativi i numeri del diesel. «Il diesel attuale – ha sottolineato Mor, – è estremamente pulito al contrario di quello che recentemente si è stati portati a credere. È una questione culturale che ha calato le vendite a gasolio. I lunghi tempi di attesa sono legati più al Covid e non sicuramente ad un calo della produzione». Oltre il 75% del parco circolante europeo è ancora benzina e diesel, per dare un quadro completo della situazione.

Ma cosa ci aspetta per questi ultimi mesi del 2020 e per i primi del 2021? «Abbiamo lavorato bene dopo il lockdown – ha concluso Mor, – la nuova ondata non aiuta, ma la speranza è che si possa uscirne presto. Se verranno attivati gli incentivi 2021, questi daranno un nuovo aiuto e se potremo lavorare ci auguriamo un recupero rapido».