È il 2014 e nasce a Torino il primo Alveare italiano: un gruppo di acquisto ospitato negli spazi di un bar, dove si promuove un’idea di spesa più giusta e più buona: prodotti a km zero, di stagione, buoni per chi li produce e più buoni per chi li consuma. 

A sei anni di distanza, sono quasi 140.00 le persone che solo in Italia hanno aderito a questa comunità di consumatori, e 177 gli Alveari presenti su tutto il territorio italiano.Tra questi, anche Verona, con i suoi cinque Alveari, è tra le città che hanno aderito a questa rivoluzione alimentare.

L’Alveare di Veronetta, inaugurato lo scorso dicembre, come ci racconta Francesca Filippini, la sua responsabile, in pochi mesi di attività ha già superato i 150 iscritti, creando così una piccola comunità di consumatori consapevoli.

«Per aderire, basta iscriversi tramite il sito alvearechedicesi.it, e sempre tramite il sito è possibile fare la propria spesa settimanale, che poi può essere ritirata direttamente presso l’Alveare, nel nostro caso ospitato negli spazi dell’agenzia immobiliare GF properties, in via XX Settembre 36/A». In questo periodo particolare è possibile avere anche la consegna a domicilio, il martedì nella fascia dalle 18:30 alle 20. I cap coperti sono: 37121 – 37122 – 37123 – 37126 – 37128 (no torricelle) – 37129 – 37131 – 37133.

Tutto nasce dalla volontà di creare comunità più sensibili, e sensibilizzare così il consumatore all’acquisto di prodotti più giusti per tutti: meno imballaggi e meno trasporti nel rispetto dell’ambiente, una filiera più corta per sostenere i produttori locali, e infine prodotti più buoni e più sani per il consumatore.

NIENTE SUPERA I 35 KM DI DISTANZA

Come da regolamento, tutti i produttori selezionati non devono superare i 35 km di distanza: e così troviamo le uova dell’azienda avicola Pollinari Alessio, una delle virtuose realtà veronesi non ancora assorbite dall’allevamento intensivo. C’è poi «la carne della Marisa», dell’azienda agricola biologica Ferrari Marisa di Roverè Veronese, il miele dell’Apicoltura dell’Orso, il pane dell’Antico Forno e i formaggi dell’aziendale agricola a conduzione familiare Vigaxio.

Oltre alla qualità dei prodotti offerti, come puntualizza Francesca, con l’Alveare si può riscoprire un’antica abitudine, perché è possibile conoscere anche la storia di quello che si porta in tavola, e non solo la lista degli ingredienti. E incontrare in prima persona chi ha investito il proprio tempo per lavorare la farina fino a farla diventare pane, o chi, stagione dopo stagione, si è preso cura della terra fino a coglierne i suoi frutti. Per questo, sono pensati gli Alveritivi, occasioni per parlare direttamente con i produttori, e anche le gite in fattoria che sono tra i progetti futuri a cui Francesca sta già lavorando (ovviamente, tutte le attività sono sospese fino a data da destinarsi, ndr). 

COMPRARE È UN ATTO POLITICO

Seguendo i profili sociali dell’Alveare, ci si imbatte di frequente in questo hashtag #forkpower: come a dire che fare la spesa, oggi, va ben oltre il bisogno di cibarsi. Ogni acquisto, per chi ha il privilegio di poter scegliere, diventa un atto politico. Un mondo più ricco non è solo un mondo meno povero, ma prima di tutto è un mondo più giusto. Decidendo cosa acquistare e soprattutto come acquistarlo, possiamo inaugurare, ogni giorno, una piccola rivoluzione. Prima però, abbiamo il dovere di ricordarci della potenza della nostra azione individuale. E del fatto che, se da soli siamo singoli consumatori, assieme diventiamo un Alveare.

Alvearechedicesi.it