Hanno osservato le cellule, i loro meccanismi, il modo che hanno di comunicare. E proprio dalla natura è arrivata l’ispirazione per Nanomnia, start up nata nel 2017 che offre un servizio di incap-sulamento organico di composti attivi per trattamenti mirati nei tessuti e nelle cellule. Perché il futuro è racchiuso nell’infinitamente piccolo: nella nanotecnologia, branca della scienza che usa o plasma materiali dalle dimensioni da diecimila fino a un milione di volte inferiori a un millimetro, secondo Marta Bonaconsa, Michele Bovi e Pietro Vaccari. I tre ricercatori si sono incontrati nei laboratori dell’ateneo scaligero e hanno iniziato a condividere le diverse esperienze acquisite nell’ambito della biologia molecolare, delle biotecnologie agro-alimentari e agro-industriali, delle scienze dei bio e nanomateriali.

I fondatori di Nanomnia

Il segreto? «È racchiuso tutto in un guscio specifico e personalizzato nei materiali in base alle esi-genze delle molecole da veicolare», risponde Bonaconsa, ceo di Nanomnia che fino al 18 novem-bre era online sulla piattaforma di equity crowdfunding BacktoWork24 per trovare investitori. Il primo approdo al mercato per la start up è stato nel settore agri-tech, spiega, dove forte è l’esigenza di innovazione e tecnologie di precisione, ma la ricerca del team continua in ambito biomedicale.
«Incapsuliamo principi attivi di qualsiasi natura, ricreiamo gusci che schermano il principio attivo e lo trasportano dove serve. Potendo veicolare in maniera specifica attraverso il tessuto biologico, in agricoltura attraverso le piante, arrivano senza disperdersi. In questo modo l’azione è concen-trata nel punto d’interesse», spiega. I passaggi del metodo di incapsulamento messo a punto, per il quale è stata depositata domanda di brevetto nel campo dell’agricoltura, sono molteplici. Così i vantaggi: la specificità del trattamento che consente di diminuire, anche di dieci volte, la dose di prodotto con una serie di benefici tra cui l’abbattimento della dispersione nel suolo, nelle acque di falda e quindi sulle tavole; la riduzione del costo di produzione e degli effetti collaterali da sovra-dosaggio.

«Poiché le molecole (insetticidi, erbicidi, pesticidi come pure i farmaci) sono diverse nelle proprie-tà, l’involucro da noi realizzato è disegnato “su misura” a seconda del principio che dovrà racchiu-dere. Scegliamo il materiale che meglio valorizza, amplifica e protegge durante la sua azione la molecola: è realizzato con materiali naturali e organici, che non rilasciano residui, cioè in comple-ta assenza di microplastiche», sottolinea. Il piano industriale di Nanomnia prevede lo sviluppo di prodotti incapsulati che intervengono su ri-duzione della cimice asiatica, terapia su ulivi infestati da xylella, acaricida innocuo per le api, bio-stimolanti e fertilizzanti naturali, antizanzare naturale, antibotrite e peronospora sulla vite. Il me-desimo assioma vale per farmaci e dispositivi biomedici; nutraceutici, integratori alimentari e probiotici; cosmetici e dermocosmetici.