Foto progetto Quid Verona.

L’incontro, svoltosi online, ha visto come relatrici Annamaria Molino, presidente di Soroptimist Verona, Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici, Augusta Celada, direttrice generale dell’Ufficio scolastico della Regione Lombardia, Silvia Scaramuzza, referente Relazioni istituzionali Quid e Fernanda Nicolis, poetessa. Purtroppo non ha potuto prendere parte all’incontro, per impegni lavorativi legati all’emergenza sanitaria, Marina Vanzetta, coordinatrice infermieristica e Cavaliere al Merito della Repubblica. A moderare l’incontro è stata Daniela Cavallo, architetto e docente di marketing territoriale del Dipartimento di Economia aziendale all’Università di Verona.

Rendere visibile il carattere di eccellenza delle donne: questo l’obiettivo del confronto, vòlto a mettere in luce come la creatività femminile sia stato un elemento importante per rispondere alla pandemia. «La resilienza non basta più, l’eccellenza deve diventare quotidianità – ha sottolineato la moderatrice Daniela Cavallo -. Le canne affrontano il vento, si piegano ma non si spezzano: allo stesso modo, la creatività è la capacità di lottare trovando soluzioni, senza spezzarsi. Annuncio che il personale sanitario italiano è candidato al Premio Nobel per la pace 20-21, in quanto è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare la pandemia, dando una risposta d’eccellenza».

«La capacità femminile di gestire problemi diventa risorsa importante: volevamo sottolineare l’importanza della creatività quale capacità della mente di creare e superare limiti, quindi abbiamo cercato donne che fossero esempi di come lo sviluppo di sinergie e la creatività avessero portato alla risoluzione di problemi» spiega la professoressa Cavallo.

Francesca Rossi, direttrice Musei Civici scaligeri

«I musei sono custodi per l’eccellenza della creatività: la mia vita è stata molto stimolante in questo senso. Quando sono stata chiamata a Verona per portare innovazione nei musei cittadini non ho pensato, inizialmente, alle difficoltà che si sarebbero presentate e l’aggiungersi della pandemia ha creato una situazione quasi surreale. La creatività è stata indispensabile per trovare una via, nel momento più buio, quando tutte le nostre strutture improvvisamente sono divenute inutilizzabili. Così abbiamo sperimentato nuove forme di museo, un museo partecipato, che coinvolgesse la comunità e in particolare i giovani: penso per esempio la mostra di Ugo Zannoni».

«Ora si sta sviluppando la tendenza di trasformare i musei in aule per gli studenti; in un anno così difficile, è cresciuta la vicinanza dei cittadini, abbiamo ricevuto molte donazioni, di opere, reperti, proprio per senso di affetto da parte dei veronesi verso i propri musei. Il punto da cui partire, in futuro, è proprio la partecipazione attiva dei cittadini, perché i musei raccolgono l’identità di ciascuno di noi, della storia, e raccolgono le tracce del nostro passaggio».

E riferendosi sempre alle nuove forme museali: «Con l’anno dantesco i musei escono dai loro spazi e diventano mostra diffusa, un percorso che offre un’esperienza originale della percezione del tempo e del luogo. È un messaggio di grande apertura e accessibilità».

Augusta Celada, direttrice Ufficio scolastico Lombardia

«La fragilità, nel senso latino del termine, non significa “ciò che può spezzarsi accidentalmente” ma “ciò che può essere spezzato da altri”. Oggi assistiamo a tante fragilità, della famiglia, dei rapporti, dell’ambiente, della scuola, quest’ultima molto bersagliata dalla pandemia. Ma perché è accaduto questo alla scuola? Il motivo risiede nel modello stesso, che è rimasto stabile nei tempi e nelle generazioni. La pandemia ha messo in luce le carenze strutturali della scuola, l’edilizia scolastica, i contratti del personale, la conservatività nella didattica. Già nel corso delle prime settimane si sono sperimentate forme innovative di didattica, molti istituti si sono messi alla prova con l’autoproduzione di gel e mascherine, pensiamo poi alla dad. Le difficoltà causate dal Covid hanno abolito in certi aspetti della scuola tradizionale, in primis l’aula come luogo esclusivo dell’apprendimento. C’è bisogno di una modalità diffusa, perché la fragilità è frutto della rigidità del sistema: ecco che la creatività diventa l’innovazione, la capacità di andare verso il nuovo».

Silvia Scaramuzza, Relazioni istituzionali Quid

«Progetto Quid ha puntato, sin dall’inizio, a inventare con tanta creatività, producendo collezioni di moda con tessuto di rimanenza per creare nuova bellezza: ha fatto dei limiti i suoi punti di partenza. Sono tante le persone che fanno fatica a trovare lavoro, a causa di un mercato non inclusivo: pensiamo alle giovani madri, alle donne vittime di violenza, alle donne vittime di tratta; la nostra impresa ha voluto essere un’occasione, una nuova strada per tutte queste persone. L’azienda è composta all’84% da donne, donne che hanno saputo reinventarsi provando a dare una svolta alla loro vita. Il periodo della pandemia ci ha richiesto di reinventarci e rinnovarci. In seguito alla chiusura obbligatoria dei primi mesi dell’anno scorso, abbiamo pensato insieme a come fare per garantire continuità a quelle persone per cui la continuità è sopravvivenza: così abbiamo inventato una nuova mascherina, certificata, che ha permesso di continuare a dare lavoro alle donne in difficoltà».

Fernanda Nicolis, poetessa

«Non è facile nei momenti di solitudine e di fragilità come quelli che stiamo vivendo trovare le risorse interiori necessarie ad affrontarle. Ecco che emerge l’importanza della parola: non solo nella poesia, ma anche nelle vita, la parola implica sempre un lavoro su se stessi, sulle emozioni che le nostre parole destano sugli altri. Le parole sono un modo per restituire all’anima la sua umanità ferita».