Alessandra Boscaini

Una donna non è mai soltanto una donna. Lo diceva qualche scrittore e, forse, a guardare l’intraprendenza tenace di Alessandra Boscaini, di Claudia e Giulia Benazzoli ci si inizia a credere per davvero.

Hanno storie diverse, Giulia, Claudia e Alessandra, ma la stessa voce innamorata quando parlano del piacere di avere la vita scandita dai tempi lenti delle viti. Abbiamo sentito queste “signore del vino” per delineare i tratti e i lineamenti dell’imprenditoria al femminile tra le vigne veronesi. Claudia e Giulia Benazzoli sono giovani e sorelle. Nel mondo dei vigneti ci sono nate, e da quando sono entrate nell’azienda di famiglia a Pastrengo, al loro attivo hanno già un oro vinto a Cannes nel 2010 per il loro Chiaretto Spumante e due medaglie d’oro per il Bardolino Chiaretto Spumante e il Bardolino Chiaretto nel 2013.

Come vi siete avvicinate al mondo dei vigneti?

In maniera semplice. Una questione di Dna, credo, non abbiamo neppure dovuto pensarci. Siamo alla quarta generazione che si occupa del vino dei nostri vigneti. Siamo entrate in azienda nel 2009, io sono laureata in Tecnologie Viticole e Enologiche mentre mia sorella Giulia è diplomata in Agraria.

Qual è stato il vostro apporto all’azienda in quanto donne e giovani imprenditrici?

Abbiamo proposto una linea di imbottigliati per Bardolino e Chiaretto ed è stata una grande novità visto che la nostra azienda ha sempre proposto solo vini sfusi. Abbiamo partecipato più per scherzo che per altro al concorso mondiale dei Rosati che si tiene in Francia, e alla fine abbiamo portato a casa un oro. Attualmente ci stiamo occupando anche dell’immagine aziendale, per mettere in luce anche la bellezza estetica della bottiglia e del vino con un attento packaging.

Qual’è il vostro vino più ‘femminile’?

Sicuramente il ChiarettoSspumante. È un vino che si beve facilmente molto delicato ma tutt’altro che semplice, come le migliori donne.

La vostra giornata?

Non ci si annoia mai, Quando si inizia non si sa precisamene cosa si andrà a fare. L’unica cosa certa è che sarà scandita dal vino, dai suoi tempi. I nostri genitori volevano che fossimo libere di scegliere, ma io e Giulia non ci saremmo mai immaginate a fare altro.

Cosa pensate di eventi come Vinitaly?

Che ci si deve essere, semplicemente!

 

Quando si parla con Alessandra Boscaini si sente subito che il vino è il suo amore, il primo. Non per niente lei, con la sua passione, rappresenta la settima generazione della famiglia proprietaria di Masi, l’azienda vitivinicola che produce vini dal 1700 e che oggi è leader mondiale nella produzione dell’Amarone.

Donne e vino, accoppiata vincente?

Il mondo del vino è piuttosto congeniale alla femminilità perché non è un business fatto di numeri con un approccio freddo e meccanico, ma un tipo di imprenditoria che porta ad assecondare i ritmi della natura e a rispettare i tempi necessari per assaporare e godere un prodotto come questo.

Lei come imprenditrice e come donna cosa si sente di aver aggiunto in azienda?

Come una donna lo è nella famiglia, posso dire che nell’azienda sono colei che fa sì che ci sia scambio oltre che dialogo tra i vari comparti aziendali. I miei ruoli sono organizzativi e trasversali. Come una “mamma” tiene uniti i figli così io tengo aperti i vari comparti dell’azienda. Alla fine è compito delle donne quello di tenere unite le cose.

Com’è la Sua giornata come responsabile delle vendite di un’azienda che vende in 94 Paesi?

Una giornata piena di tantissime cose da fare! Vivo molto vicino all’azienda con mio figlio e i miei animali domestici. Una volta sistemati quelli, vado in ufficio e mi divido tra le riunioni. Ma non si può fare tutto e con il tempo l’ho imparato, iniziando a delegare.

Tra gli impegni del vino trova anche il tempo per l’arte…

L’arte per me è un’eredità familiare un po’ come il vino. Credo di aver ereditato questo aspetto da mia madre che dipinge da sempr, ma non posso certo definirmi un’esperta. Le aziende oggi sono tra le poche realtà che hanno i mezzi per sostenere gli artisti. Per questo oltre al Premio Masi abbiamo promosso il progetto Amarone Contemporary Art che ha visto un importante artista svedese reinterpretare l’etichetta dell’Amarone Costasera. Il ricavato della vendita è stato devoluto per sostenere la formazione di un giovane artista dello studio Berengo.

Se le chiedo il nome del vino più ‘femminile’ della vostra cantina?

Il Campofiorin, il vino che ha inventato mio nonno. Lo posso definire femminile perché è un vino versatile che combina la facile resa con una struttura e con una complessità importanti. Ritrovo la sua femminilità nell’essere cordiale, accogliente e multitasking!

L’azienda Masi come vive l’appuntamento con il Vinitaly? E con l’Expo ?

Il Vinitaly per noi è un momento sempre molto importante. Abbiamo qualche novità da presentare legata alla conversione in biologico dei nostri vigneti in Argentina. Per quanto riguarda l’Expo, è un’occasione unica, una vetrina da sfruttare assolutamente.