Alcuni redattori di Lercio davanti all'Arena

Negli anni è diventato un fenomeno così pop che oggi ce lo ritroviamo anche nel nostro gergo quotidiano, quando increduli davanti ai soliti titoloni acchiappa lettori ci chiediamo “Ah, ma non è Lercio?”.

A otto anni dalla sua nascita, il sito dello “sporco che fa notizia”, nato nel 2012 come parodia del free press Leggo, oggi conta un pubblico di quasi 3 milioni di persone, più di 600 mila follower su Instagram, 4 libri pubblicati, e une redazione (la più grande in Europa per un giornale satirico, ndr) composta da 23 redattori tra cui un avvocato, un comico, un metalmeccanico, e pure una sagace penna tutta veronese: quella di Andrea Sesta.

Come ci racconta Andrea, tutto inizia nel 2012 dall’idea di Michele Incollu e del collettivo satirico di Acido Lattico, in gran parte formato dagli autori che già contribuivano alla rubrica La Palestra creata da Daniele Luttazzi, di cui anche Andrea fa parte fin dagli anni del liceo.

«È in questi anni che ho studiato le tecniche che governano la satira: quali sono i meccanismi per costruire una battuta che faccia ridere, e inoltre quali i limiti?». Si può infatti ridere di tutto? «Durante questi anni fondamentali Luttazzi ci ha insegnato che sì, si può fare satira su tutto, con un’unica eccezione: non ridere mai delle vittime. L’unica satira possibile infatti è quella che non ha tabù. Solo così diventa anche uno strumento politico, che esercita il potere del pensiero critico contro pericolose semplificazioni della realtà e, non per ultimo, contro la disinformazione».

Insomma, per imparare a difenderci dalle insidie delle fake news poteva decisamente andarci peggio: è sufficiente assumere una volta al giorno almeno una magistrale sparata creata ad hoc da Lercio; ti diverti, ridi e nel frattempo almeno leggi notizie che non fingono di spacciarsi per vere. «Quando mi chiedono di parlare di quello che faccio per Lercio, di solito dico che scrivo battute travestite da notizie. In questa definizione mi piace anche vedere un certo legame con la tradizione del Carnevale tipicamente veronese, che vede nel travestimento, e nel ribaltamento della realtà la sua natura più profonda» ci spiega Andrea. Infatti è proprio qui che la satira torna a salvarci: un Lercio impugna la penna e in qualche riga crea un mondo in cui, almeno a parole, tutto è ribaltato e sono gli oppressi, una volta tanto, a prevalere sui prepotenti.

«Il fine ultimo del progetto comunque rimane quello di intrattenere, e far ridere. Anzi, ridere assieme», conclude Andrea. Tra le varie iniziative promosse da Lercio c’è infatti anche Big Satire: una collaborazione e uno scambio di satira con altri giornali di parodia giornalistica europei tra cui, oltre a Lercio, il francese Le Gorafi, El Mundo Today per la Spagna e il tedesco Der Postillon.

«Grazie a Big Satire mi è capitato di incontrare battute concepite in un’altra lingua e vedere che anche tradotte riuscivano ad essere divertentissime. Trovo sia molto bello dimostrare che l’umorismo e l’ironia sono in grado di rappresentarci tutti e di oltrepassare i nostri confini culturali, soprattutto in un periodo in cui molti ci preferirebbero divisi, anziché uniti». 

P.s. La battuta in questione, apparsa originariamente su Der Postillon, merita un posto anche qui: “Uomo spinge un cotton fioc troppo in fondo all’orecchio e si resetta alle impostazioni di fabbrica”.