Così  Gaël Giraud, economista, ex-banchiere e attuale chief economist all’Agence Française de Développement di Parigi, in Italia per la presentazione del suo ultimo libro dal titolo “Transizione Ecologica” che è stato ospite a Verona in Biblioteca Capitolare. Finanza, ecologia ed Europa, questi i temi toccati dal padre gesuita.

 

 

«Per resuscitare l’Europa c’è bisogno di un grande progetto sociale, economico, umano». Con queste parole ha iniziato il suo intervento l’economista ed ex banchiere francese Gaël Giraud, oggi padre gesuita e attuale chief economist all’Agence Française de Développement di Parigi, intervenuto nella tarda mattinata di ieri, mercoledì 11 maggio, all’incontro «Ecologia e finanza, un’alleanza per il futuro», in Biblioteca Capitolare (P.za Duomo, 13) per presentare il suo ultimo libro “Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia(Editrice Missionaria Italiana, prefazione di Mauro Magatti). Durante l’evento, promosso da Editrice Missionaria Italiana, Verona Network, Biblioteca Capitolare e la Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita lo studioso ha evidenziato le contraddizioni del sistema finanziario contemporaneo, puntando il dito in particolare contro l’Unione Europea, a suo avviso, miope di fronte alle reali necessità dei Paesi che ne sono parte.

Il rispetto del Patto di Stabilità paradossalmente impedisce il raggiungimento degli obiettivi che si prefigge. L’esempio della Grecia è sintomatico del fallimento delle politiche europee, «un fenomeno perverso, per il quale più si cerca di disindebitarci e ci indebitiamo sempre di più».

Il gesuita ha messo in guardia circa il rischio degli estremismi che germogliano proprio in una situazione di forte pressione come quella di austerity attuale e che trovano riscontro nell’ascesa delle destre soprattutto in Francia ma anche negli altri Paesi europei.

L’economista si è mostrato piuttosto critico anche nei confronti del Trattato di Maastricht che determina le linee guida e i parametri economici dell’Unione. A suo avviso, l’unica soluzione è ridiscutere i termini del trattato prima che il baricentro dell’Unione si sposti ancora più a nord, andando a creare una zona euro formata da Austria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania eventualmente defezionari.

Dalla miopia dell’UE alla deregolamentazione climatica, Giraud, che è membro della commissione scientifica della Fondazione Nicolas Hulot (che ha seguito da vicino i negoziati di Cop21) ha sottolineato l’urgenza di evolvere verso un modello di transizione ecologica concreto che affianchi ai successi diplomatici un vero e proprio percorso programmatico. La burocrazia  di Bruxelles e di Berlino osteggia di fatto una possibile risoluzione della crisi che risiederebbe proprio nel riconoscere il valore di un ripensamento dello scenario energetico europeo slegato dalla dipendenza delle energie fossili soggette alla rarefazione. Perché, come ha concluso lo studioso, «La transizione ecologica è il progetto politico, economico, spirituale e umano dei prossimi decenni», che deve trovare sostegno, qualora le sue istanze rimanessero inascoltate dagli interlocutori politici, dai mercati finanziari che dovrebbero farsi primi investitori delle infrastrutture verdi.

Un cambiamento epocale, che va dalla mobilità sostenibile ai processi industriali e agricoli verdi, che deve coinvolgere sì la società civile ma, anche e soprattutto, il mondo finanziario. Quest’ultimo, oggi del tutto sregolato, deve tornare a servizio del bene pubblico.

Oltre all’autore, che ha scelto la vocazione religiosa dopo una vita da banchiere di alto livello, sono intervenuti mons. Bruno Fasani, prefetto della Biblioteca, Vincenzo Scotti, amministratore delegato di ForGreen Spa, azienda impegnata nella creazione e diffusione di modelli energetici rinnovabili e don Renzo Beghini, teologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha moderato l’incontro Lorenzo Fazzini, direttore di Editrice Missionaria Italiana.