A pochi giorni dall’inaugurazione della 93esima edizione del Festival lirico areniano, siamo andati a conoscere Paolo Gavazzeni direttore artistico della Fondazione Arena che nulla teme… se non pioggia e temporali.

 

La stagione areniana è alle porte e il 19 giugno l’inaugurazione ufficiale porterà l’intera nazione a puntare gli occhi ancora una volta su Verona, conosciuta in tutto il mondo come la Città dell’Amore, ma non solo. Grazie alla storica Arena, infatti, la comunità veronese vanta un palcoscenico tra cielo e terra, senza uguali in grado di regalare a chi vi entra emozioni indimenticabili. Tramite la sua forma ellittica l’Arena ha un’eccellente acustica tale da ospitare ogni anno cantanti d’Opera per dar luogo al Festival della Lirica più conosciuto al mondo. A tessere le fila di questo spettacolo il maestro Paolo Gavazzeni, direttore artistico della Fondazione Arena. Nato come pianista, laureato in giurisprudenza, la sua prima esperienza lavorativa è in una televisione, in seguito c’è l’ingresso nello staff del Teatro “La Scala di Milano” prima come coordinatore artistico dell’accademia dei giovani, poi come responsabile dell’attività quotidiana della Scala. Nel 2011 diventa il nuovo direttore artistico della Fondazione Arena di Verona.

Il 19 giugno inaugura la 93° edizione del Festival lirico areniano, tante le attese legate e condizionate totalmente dalla neo apertura di Expo 2015…

Con il Sovrintendente Francesco Girondini abbiamo pensato di onorare al meglio quest’anno di Expo 2015, seguendo il tema della manifestazione espositiva “nutrendo il pianeta” con la cultura e la magia della musica, mandando in scena i titoli lirici più amati e gli allestimenti più spettacolari e applauditi degli ultimi anni di oltre un secolo di storia areniana.

Quali le novità sul palcoscenico?

Il cartellone avrà come filo conduttore quatto grandi registi, quattro maestri che nutriranno questa esplosiva stagione scandendo uno spettacolo che saprà catturare l’attenzione di un pubblico che si annuncia essere nuovo.  Il primo, dei quattro, ad andare in scena sarà Gianfranco de Bosio che inaugurerà la stagione il 19 giugno con un’opera molto apprezzata, il Nabucco di Verdi. Sarà proposto per 14 serate secondo la regia ideata nel 1991 e con le scene di Rinaldo Olivieri. Secondo grande regista, Franco Zeffirelli, che porterà in scena l’Aida, con un imponente allestimento composto da 18 rappresentazioni arricchite dai costumi di Anna Anni e da tre bacchette di altissimo livello, che si succedono nel capolavoro verdiano: Andrea Battistoni, Omer Meir Wellber e Daniel Oren. Lo stesso Zeffirelli mostrerà il celebre Don Giovanni di Mozart. Opera questa che vedrà al suo debutto, sul palco areniano, Stefano Montanari, dopo gli straordinari successi riscossi nei teatri di tutto il mondo nel repertorio barocco. Segue la divina Tosca di Giacomo Puccini con la regia del terzo regista Hugo de Ana, che ne cura, oltre alla regia, anche scene, costumi e luci, diretto da Julian Kovatchev.  Per le cinque serate di Il Barbiere di Siviglia di  Rossini, Hugo de Ana pensa a trasformare l’anfiteatro romano in un grande giardino  arricchito dalle divertenti coreografie di Leda Lojodice e caratterizzato dalle spettacolari rose che contraddistinguono il Museo dell’Opera AMO a Palazzo Forti. Altro esordio giovanile, alla direzione d’orchestra il promettente Giacomo Sagripanti.
 Quarto e ultimo grande regista Francesco Micheli che porterà per tre serate il capolavoro che fa conoscere Verona in tutto il mondo: Roméo et Juliette di Charles Gounod, con la scenografia di Edoardo Sanchi. Dirige l’esperta bacchetta di Daniel Oren.

Quali eventi a suo avviso non passeranno inosservati e sui quali, personalmente, ha puntato maggiormente?

Tra le serate speciali preparate, oltre a due Gala d’eccezione Roberto Bolle and Friends in programma il 22 luglio e Carmen Gala Concert il 24 luglio, tornano il 25 agosto i Carmina Burana di Carl Orff con uno spettacolare affresco musicale di poesia medievale pronto a riscuotere, anche quest’anno, grandi approvazioni.

E ora parliamo del Suo impegno come direttore artistico, un burattinaio magico in un teatro senza tetto? Quali le difficoltà e quali doti deve avere in certe situazioni “no limits” un direttore artistico?

Nella fase iniziale il lavoro è di precisione, studio e d’incastro. Poi si passa alla seconda fase, quella delle prove, dove già le prime tensioni si fanno avanti. Gli eventi difficili da gestire sono tanti e non si limitano a pioggia, vento e temporali in arrivo. Le temperature stesse giocano brutti scherzi: dal palco ai camerini il tasso di umidità varia fortemente mettendo spesso in pericolo la voce dei cantanti che talvolta non portano a termine l’opera. In quel momento subentra la precisione della prima fase, nella quale, oltre alla scelta dei primi grandi artisti, pesa la selezione fatta per i “sostituti”. Avere il controllo della situazione è fondamentale per poi godersi appieno  tutta la magia e l’emozione racchiusa nell’applauso finale di un pubblico areniano estasiato.