Tutti ricorderemo Grease, con John Travolta che fa le sue avances a Olivia Newton-John durante una serata al drive in, o il celebre Arnold’s, drive in che in Happy Days accoglieva Fonzie e i suoi amici. Un tipo di cinema – con gli spettatori seduti ciascuno nella propria auto – che sembra ben prestarsi alle necessità del nostro presente. Pochi quelli rimasti attivi in Italia, diverse le città, da Milano a Bologna, che stanno considerando antichi modelli per ripartire. Che sia davvero una seconda occasione per questo modo di fare cinema? 

È scetticismo il primo sostantivo che utilizza Roberto Bechis, presidente del Circolo del Cinema di Verona, quando gli poniamo questa domanda. «È positivo il fatto che si parli di cinema ma nel drive in vedo più limiti che opportunità. Innanzitutto andremmo in contro a problematiche di tipo ambientale – sostiene Roberto – incentivando l’utilizzo dell’auto che andrebbe addirittura tenuta sempre accesa per godere dell’aria condizionata o del riscaldamento. Forti criticità si presentano anche dal lato audio: vero che le soluzioni tecniche sono molteplici e che i drive in moderni permettono l’ascolto tramite telefonino o Bluetooth ma si perderebbe tutto l’effetto sonoro della sala che è parte integrante della fruizione cinematografica. Infine pensiamo alla visione: anche se con il vetro lavato, si guarderebbe comunque un film attraverso il parabrezza». 

«Vedere un film in sala, anche se a distanza l’uno dall’altro, significa vivere sensazioni in contemporanea con altri e l’emozione del cinema è data anche da questo»

Ma a prediligere le proiezioni in sala, che il circolo ha sospeso quest’anno per la prima volta dalla sua fondazione nel 1947, è soprattutto l’aspetto di socialità che il cinema può veicolare. «Vedere un film in sala, anche se a distanza l’uno dall’altro, significa vivere sensazioni in contemporanea con altri e l’emozione del cinema è data anche da questo». 

IL CINEMA ALL’APERTO (CHE NON È DRIVE IN)

«Parlare di drive in era indubbiamente la soluzione più immediata – sostiene Barbara Baldo che con Ippogrifo Produzioni oramai da 8 anni organizza rassegne e festival di cinema nel territorio di Verona e fuori provincia – ma nel nostro caso è in contraddizione con tutto ciò che riguarda il cinema all’aperto».

Ippogrifo segue infatti delle precise linee guida nella realizzazione delle proprie rassegne, valorizzando luoghi abbandonati e contesti di bellezza, mettendo sempre al centro un profondo senso ecologico. Perché nel momento in cui si decide di rinunciare a determinate caratteristiche di qualità che solo la sala cinematografica può garantire lo si fa certamente per dei vantaggi. «Il cinema all’aperto offre la possibilità di vivere il cinema come rito collettivo – spiega Barbara – e farlo in piazze, parchi o ville magari poco sfruttate diventa una doppia possibilità. Ma nel momento in cui mi chiudo in macchina rinuncio due volte alla qualità: sono in una situazione open e vedo un film attraverso un vetro. Diventerebbe tutto ancora più isolante». Per questo Ippogrifo continua a lavorare e punta a realizzare nell’estate in arrivo più di una rassegna. Il drive in rimane una possibilità remota, alla quale si penserà solo se le condizioni esterne lo renderanno obbligatorio. «Se il Covid dovesse segnare dei cambiamenti radicali nel mondo dello spettacolo bisognerà trovare le soluzioni più intelligenti, non solo le più comode. Il drive in offre una soluzione comoda in fatto di isolamento, ma è l’unico vantaggio. Si perde soprattutto la socialità del condividere l’esperienza artistica – conclude Barbara –, la stessa che mi fa scegliere di andare in un museo invece di guardare un quadro online».