Modern businessman talking on a mobile phone while looking through the window.

È stato concesso alle aziende del settore privato di comunicare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in via telematica, i nominativi e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile accedendo alla procedura telematica semplificata.

Dalla metà di ottobre si cambia: le nuove attivazioni dello smart working nel settore privato dovranno seguire le regole ordinarie, cioè prevedere un accordo firmato dai singoli lavoratori che fissi le modalità di esecuzione della prestazione fuori dai locali dell’azienda, i tempi di riposo, le misure per assicurare il diritto alla disconnessione e gli strumenti da usare.

In questo periodo le organizzazioni sindacali e le associazioni industriali si stanno incontrando per stilare le linee guida di nuovi accordi contrattuali.

Il diritto allo smart working integrale è rimasto valido (senza possibilità di deroghe) nel caso di lavoratori genitori con almeno un figlio minore di 14 anni, fino alla riapertura delle scuole avvenuta il 14 settembre. A condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore non lavoratore o beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa. La normativa vigente ha poi prorogato fino al prossimo 31 dicembre il lavoro agile per il 50% dei dipendenti della Pubblica Amministrazione con mansioni che possono essere svolte da casa.

In conclusione superata l’emergenza il lavoro agile non deve tornare ad essere l’eccezione, ma dovrà avere larga diffusione per il contributo importante che è in grado di fornire alla conciliazione vita-lavoro, alla produttività, al decongestionamento del traffico e all’ambiente. Ciò è realizzabile principalmente con la contrattazione aziendale.