in collaborazione con Impactscoool

Movimenti digitali che generano una grande quantità di informazioni, tanto che gli studiosi affermano che negli ultimi due o tre anni è stato creato quasi il 90% dei dati disponibili a oggi.
Quello che molti ignorano, però, è che quelle informazioni, se utilizzate e sfruttate correttamente, sono un vero e proprio patrimonio, tanto che i dati sono definiti il nuovo petrolio e sono in grado di generare valore per imprese, istituzioni e singoli cittadini.
Un esempio? Nella lotta all’emergenza Coronavirus hanno avuto un ruolo fondamentale.

I dati non sono tutti uguali. Il termine Big Data (grandi dati) indica una raccolta così estesa in termini di volume, velocità e varietà di informazioni da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di conoscenza. Grazie a particolari strumenti e a sistemi di intelligenza artificiale siamo in grado di studiarli, analizzarli, creare correlazioni e sfruttarli a nostro vantaggio. 

Il caso del Covid-19. L’emergenza del nuovo Coronavirus ha messo in evidenza il valore dei dati. Sono molte le iniziative nate per acquisire sempre più conoscenze, dal tracciamento degli spostamenti degli infetti fino alla realizzazione di proiezioni sull’evoluzione del contagio nel mondo. Questi dati sono stati molto preziosi per gli scienziati, per studiare il virus e la sua diffusione, e per governi e istituzioni, che li hanno utilizzati per prendere decisioni più consapevoli. 

Attenzione alla privacy. Il grande tema etico e normativo da affrontare quando si parla di dati è quello della privacy. L’Europa è corsa al riparo con l’entrata in vigore del GDPR, Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, ma in molti Paesi del mondo le normative sulla raccolta e l’utilizzo delle informazioni personali sono molto meno stringenti e definite. Quello che dobbiamo chiederci è: a chi appartengono le informazioni che “spargiamo” in rete? Come vengono utilizzate?