Damiano Tommasi e i suoi soci

Sentir parlare di tecnodestino o di transumanesimo tra le mura di una scuola, già ci fa capire la dimensione in cui quella stessa scuola è proiettata. Materie quali il circo, la narrazione, il teatro, l’arte, la robotica, l’intercultura, l’educazione emotiva, il problem solving, l’educazione alla salute e alla cittadinanza – il tutto con una forte spinta verso il bilinguismo e l’innovazione tecnologica – fanno il resto. 

Stiamo parlando della scuola italiana bilingue 0-14Bambi&Bimbi Don Milani Middle School” di Pescantina, in Valpolicella, che ha chiuso proprio in questi giorni il suo primo ciclo di formazione primaria di primo e secondo grado, formando circa 300 bambini e ragazzi, e si prepara ad affrontare il nuovo anno scolastico, e la futura “Fase 4”, con un approccio originale e attrattivo. 

Vere anime del progetto sono Damiano Tommasi, tornato nella sua Verona dopo aver girato il mondo grazie a una carriera nel mondo del calcio ai massimi livelli, con la moglie Chiara Pigozzi, responsabile dell’Istituto e già protagonista dal 2001 con la sorella Francesca dell’asilo nido su cui ha origine la scuola odierna; Cristian Zivelonghi, amico d’infanzia di Damiano e commercialista, con sua moglie Graziella Pennisi, professoressa d’Italiano in una storica scuola privata di Verona. 

Ma cos’ha di così speciale la loro offerta formativa da scomodare addirittura l’Università di Harvard, visto che i suoi esperti di didattica innovativa hanno già iniziato a studiare il “caso della Valpolicella”? A spiegarlo è Zeno Gaburro, professore associato in Fisica all’Università di Trento, con alle spalle un PhD in Ingegneria elettronica alla University of Illinois e vent’anni di ricerca in materiali e tecnologie applicate all’ottica, in Italia e in USA dove ha sviluppato, proprio ad Harvard, il suo prodotto più importante: un brevetto per lenti ultrasottili poi acquistato dalla Samsung nel 2015. «La scuola si trova in Valpolicella e la prossima sfida – scherza ma non troppo il professore che si è aggiunto con un ruolo operativo ai quattro responsabili della scuola – è trasformare questo territorio a forte vocazione internazionale e sempre aperto a contaminazioni, nella nostra Silicon Valley partendo, perché no, proprio da un progetto come questo per formare talenti».

Ed è grazie anche alla sinergia con il prof. Gaburro che la scuola bilingue, con una proposta formativa con metà delle ore di didattica portate avanti da insegnanti di madrelingua inglese, ha segnato il passo nei confronti del modello di scuola tradizionale, soprattutto nel periodo del recente lockdown, creando la prima piattaforma in Italia, sviluppata internamente e basata su una tecnologia open source, di Load Balancing (Distribuzione di Carico) in cui una serie di computer, come fosse un’orchestra, gestiscono la rete per ottimizzare la qualità audio e video. Il tutto creato dal Team dei docenti dell’Istituto per una didattica a distanza capace di innescare un vero rapporto interattivo tra docenti e ragazzi, ma anche tra studenti stessi tramite ad esempio la creazione di documenti condivisi e “cortili virtuali” dove fare ricreazione e confrontarsi in libertà, prima o dopo le lezioni. 

La piattaforma si chiama Classeinfinita e il suo vero valore aggiunto è che i dati ed i materiali creati dagli studenti e dai professori sono messi al sicuro su un server proprietario a prova di zoombombing. 

«L’abbiamo chiamata classeinfinita.com, per richiamare i concetti di Lifelong learning (per tutta la vita) – spiega Damiano Tommasi – di Lifewide learning (in ogni contesto) e di Lifedeep learning (che coinvolge in profondità ogni persona) che sono comuni a tutti noi che crediamo nello spirito critico, nel lavoro collettivo e in una scuola aperta tutti i giorni dell’anno. Una scuola che dia strumenti prima ancora che risposte, un luogo di azione e ricerca, attività con i ragazzi e riflessione metodologica, correzione e proposta, costruzione di un modello che, ne siamo consapevoli, sarà tanto più efficace quanto più saprà crescere e migliorarsi giorno dopo giorno». 

«Investire su educazione e più in generale sul capitale umano di questi tempi può sembrare velleitario e magari non redditizio dal punto di vista economico. – prosegue Tommasi – Vorremmo tuttavia sensibilizzare istituzioni e investitori privati rispetto alla crescente consapevolezza nella società di quanto sia fondamentale credere anche economicamente sulla crescita culturale dei nostri figli che un domani garantirà loro una ricchezza forse meno tangibile, ma certamente molto più strategica».

Tra le chicche della scuola che dal 2018 (per questioni di spazio) ha sede nella settecentesca residenza veneta “Villa Mirandola”, ci sono le classi costruite ad hoc per garantire il distanziamento e alcune tende da glamping, adatte anche a temperature siberiane e dotate di tutti gli apparati necessari per una didattica hi-tech come lavagne multimediali, visori in 3D e strumenti di robotica, da distribuire anche nel parco secolare della sede.

«Per noi la tecnologia è un mezzo, non uno scopo o un surrogato dell’interazione umana che è e resta fondamentale. Con il lockdown siamo partiti praticamente subito con la nostra piattaforma, costruita e implementata in tempi record nella consapevolezza però che l’interazione con l’insegnante e soprattutto con i compagni non siano sostituibili in alcun modo» spiegano Damiano Tommasi e i “Soci di Sogni” Chiara Pigozzi, Cristian Zivelonghi e Graziella Pennisi.

 «Si parla di tecnodestino e di transumanesimo – aggiungono – e crediamo che una scuola che sappia domandarsi cosa significhi usare consapevolmente gli strumenti digitali, e sappia fare una riflessione seria sulle dinamiche dell’interazione mediata e a distanza, sia non solo desiderabile ma imprescindibile. Lo sforzo dell’educazione alla gestione emotiva-cognitiva dell’esperienza vissuta dell’online sarà sempre più centrale per creare, come diceva Montaigne, teste ben fatte e non teste ben piene»

«Con la scuola che stiamo costruendo e che, grazie all’apporto decisivo dei ragazzi e delle loro famiglie è in costante evoluzione, stiamo scommettendo su un modello educativo e didattico centrato sulla persona, che unisca locale e globale. – proseguono i quattro responsabili amici – Faccio scuola perché voglio bene ai miei ragazzi, diceva il grandissimo Don Milani e noi sogniamo che questo modo di fare scuola contamini positivamente il territorio, generando esternalità positive per tutta la comunità. È un progetto che comporta grandi responsabilità, gratificazione economica minima e gratificazione personale enorme, senso della vita che assume contorni diversi ed i cui frutti, ne siamo convinti, vedremo solo tra un bel po’ di anni: quando i ragazzi che oggi vivono il nostro progetto saranno un domani, è il nostro auspicio, adulti consapevoli e attenti ai bisogni della comunità».

Box: Il bilinguismo dal nido come trampolino di lancio

Quando nel 2010 i “Soci di Sogni” prendono la decisione di ampliare l’offerta formativa alla Scuola dell’Infanzia, l’ispirazione arriva dall’esperienza spagnola di Damiano Tommasi e Chiara Pigozzi le cui figlie hanno frequentato a Valencia una scuola bilingue spagnolo/inglese con metà dell’orario scolastico in lingua e molti progetti trasversali innovativi: una scuola basata sul metodo della estimulacion temprana per favorire la letto-scrittura fin dalla Scuola dell’Infanzia accompagnata dall’importanza dell’attività motoria favorita dagli spazi a disposizione dell’Istituto.

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