Da qualche anno il gruppo di Archeonaute gestisce le aree archeologiche del Criptoportico di Corte Sgarzerie e della Villa Romana di Valdonega, con visite guidate, attività didattiche, eventi e manifestazioni volti alla comunicazione e divulgazione del valore storico che tali siti rivestono.

Chiacchieriamo con Morena Tramonti e Annarosa Tricomi, rispettivamente presidente e vicepresidente di Archeonaute, per capire meglio come archeologia e gioco possano combinarsi.

Nella prossima edizione del Tocatì porterete, nello spazio bambini, Duodecim scripta. Di che cosa si tratta?

Il gioco romano denominato Duodecim scripta o Delle dodici lettere corrisponde nelle sue regole essenziali al nostro tric-trac ed era molto praticato dai romani soprattutto in età imperiale. Il gioco si attuava utilizzando una tavola, quasi sempre in marmo, dove erano riportate delle parole di sei lettere ciascuna, affiancate a due a due (ecco perchè dodici lettere, ovvero due parole da sei lettere ciascuna, ndr). Ogni lettera rappresentava una casella del tavoliere da gioco, sul quale due giocatori facevano muovere le rispettive pedine, lanciando tre dadi. Numerose tavole sono state rinvenute dagli archeologi e sono giunte fino a noi, testimoniando la popolarità di questo gioco.

Che valori mette in campo?

Questi laboratori di giochi molto antichi, diciamo archeologici, aiutano a trasmettere ai ragazzi la concezione del tempo e dei cambiamenti che avvengono nel corso della storia, ponendo l’attenzione sugli aspetti legati al costume, ai materiali e alla vita quotidiana. Il gioco si propone così come momento di confronto sui temi della storia, sulle differenze e similitudini con gli uomini di 2.000 anni fa. Si parla di giochi antichi, e questi lo sono proprio, ma rimangono per certi versi anche attuali: molti bambini ci dicono che è simile ad alcuni giochi da tavolo che conoscono. Il mondo non è poi cambiato così tanto.

Il Tocatì offre una bella occasione di incontro dopo questa quarantena?

Senz’altro. Abbiamo già ripreso con le visite guidate alla Villa Romana di Valdonega e in città, ma si sente ancora la difficoltà del ritorno alla normalità, se così si può dire. Il Tocatì, anche se in una versione ridotta, aiuterà a colmare queste lacune. Ma anche, soprattutto, a riappropriarsi del rapporto con i bambini che noi coltiviamo ora con delle modalità nuove: vicini ma in sicurezza!