C’è sempre voglia di casa. E di comprarla. Dopo lo shock della pandemia, il mercato immobiliare è ripartito senza intoppi. «All’inizio c’era qualche timore da parte dei clienti, ma la ripresa è stata migliore di come si pensava» dice Alberto Caldera, responsabile di Verona e provincia del gruppo Tecnocasa. «Molte trattative chiuse in queste settimane erano già state avviate prima del lockdown, ma siamo fiduciosi. Se in autunno non ci sarà un ritorno del virus, dovremmo riuscire a recuperare». Concorda Leonardo Meoni, presidente del collegio provinciale di Verona della Fiaip, la Federazione italiana agenti immobiliari professionali: «La voglia di comprare casa è rimasta immutata».

Il mercato immobiliare stava vivendo un periodo positivo. A un decennio dal crollo del 2008 le compravendite stavano tornando a un sano livello di vivacità. Il 2019 e i primi due mesi del 2020 sono stati in crescita, senza scossoni prima del blocco. Una prima eredità del Covid-19, anche per il mercato immobiliare, è stato lo sdoganamento della tecnologia. «Abbiamo scoperto i tour virtuali, ma per comprare casa rimane necessaria la visita di persona» registra Caldera.

Alberto Caldera

Eredità più sostanziosa è il cambio di valori nella ricerca. «Dopo l’esperienza dei mesi di chiusura in appartamento, magari con figli piccoli, ora la gente vuole case con giardino o balconi spaziosi» racconta Meoni. «La casa è vista come un guscio protettivo. I clienti hanno aspettative diverse e un giardino al piano terra non è più solo il destinatario delle briciole del piano di sopra». Secondo il presidente di Fiaip Verona, questa tendenza resterà: «Sono stati toccati dei nervi scoperti. Chi ne ha la possibilità, continuerà a cercare qualcosa in più». Stessa tendenza registrata da Caldera. «I nostri uffici dei quartieri periferici e della provincia, dove è più facile trovare appartamenti con sfoghi esterni e terrazzi ampi, hanno avuto una ripartenza migliore rispetto a quelli del centro».

Leonardo Meoni

La voglia di comprare casa quindi c’è, ma siamo nel mezzo di una crisi che è diventata anche economica. «È presto per dare un giudizio sui prezzi – afferma Caldera –, ma ci aspettiamo cifre stabili o in leggera flessione».

Soprattutto in città, l’età media degli edifici è molto alta. Dato negativo nel valutare un immobile. Ci sono però edifici secolari, semisconosciuti, che rappresentano un patrimonio diffuso sul territorio. Le “Ville venete dell’Adige” sono circa 600 in provincia di Verona e l’architetto veronese Angelo Grella, presidente della onlus che le raccoglie, è stato da poco nominato anche vicepresidente di Assopatrimonio, l’associazione del patrimonio d’Italia.

L’obiettivo non è farne per forza dei musei. Anzi. Usare le ville per matrimoni o eventi mondani non è un oltraggio. «È necessaria una valorizzazione, anche sotto il profilo economico. Tutela, conservazione e valorizzazione vanno di pari passo. Il riuso e il rendimento economico sono indispensabili, insieme a una manutenzione regolare nel tempo» spiega l’architetto. «È importante creare destinazioni continuative e accessibili al pubblico, per queste strutture».

Angelo Grella

L’Istituto regionale per le ville venete (Irvv) ne ha censite 4200 fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, sorte fra il Quattrocento e la fine della Serenissima, di cui 1900 nel territorio del bacino dell’Adige. Un patrimonio diffuso, per l’85 per cento di proprietà privata. Da qualche anno sia le istituzioni, sia i privati hanno iniziato a comprendere il valore rappresentato dalle ville, che iniziano a essere toccate dai percorsi turistici. L’Irvv mette anche a disposizione fondi per manutenzioni e restauri. «L’importante è preservare le strutture originarie: è giusto intervenire per rendere la villa fruibile, ma non bisogna stravolgerne la struttura» sottolinea Grella. Un patrimonio da curare, che ha superato i secoli e può offrire ancora molto al territorio.