Aziende e scuole chiuse, lavoro da casa, spostamenti limitati, città libere dal traffico e dallo smog. Il Coronavirus ha portato con sé anche una conseguenza inattesa sul fronte ambientale, con una notevole riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico in tutti i paesi in lockdown. In Veneto, dal 9 marzo, i livelli di biossido di Azoto sono diminuiti di circa il 40%, mentre quelli di monossido di Azoto, tipico dell’inquinamento da traffico, sono scesi addirittura fino al 80% rispetto al periodo precedente le restrizioni. «Nel territorio della Pianura Padana – racconta Chiara Martinelli, presidente di Legambiente Verona – abbiamo anche avuto la possibilità di vedere attraverso le immagini del satellite Sentinel-5 Precursor, sviluppato dell’Agenzia Spaziale Europea, come sia diminuita drasticamente la concentrazione di biossido di Azoto nell’aria, gas prodotto prevalentemente dal traffico veicolare, e come di conseguenza sia diminuito l’apporto di questo inquinante nelle nostre città».

Il gruppo di Legambiente con al centro Chiara Martinelli

Per il 2020 l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha stimato una riduzione di emissioni dell’8%: sarà la più grande mai registrata in termini di tonnellate di CO2, sei volte superiore alla riduzione che seguì la crisi finanziaria del 2008. «È un calo senza precedenti – racconta Lorenzo Maestripieri di Duegradi*, web magazine sul cambiamento climatico– ma significativo anche per un altro motivo: secondo i calcoli dei modelli climatici, è proprio dell’8% che dovrebbe essere la diminuzione annuale delle emissioni da qui al 2030 per riuscire a mantenere l’aumento delle temperature entro 1.5° nel 2100. Quest’anno abbiamo ottenuto il risultato sperato solamente tramite un crollo produttivo senza precedenti dovuto ad una pandemia che ha causato decine di migliaia di morti: una circostanza che rende l’idea di quanto siamo lontani, nei fatti, da quella che è la necessità di tutela climatica di fronte alla quale ci troviamo». 

Lorenzo Maestripieri

UN 2020 COMUNQUE INQUINATO

Già, perché nonostante questo drastico calo e nonostante il mondo si sia fermato, nel 2020 emetteremo comunque il 92-96% di gas serra che avremmo emesso senza pandemia e del calo registrato l’atmosfera non si è praticamente accorta. Il 2020, ci racconta Maestripieri, sarà probabilmente uno degli anni più caldi di sempre, ma i gas serra emessi ora avranno effetto per i prossimi 100 anni e il calo di quest’anno si aggiunge a 100 anni di emissioni precedenti. Conseguenze istantanee sono quelle relative alle polveri sottili, che però non hanno un chiaro effetto sul clima quanto sull’inquinamento ambientale nel senso più ampio del termine. «Durante la quarantena – aggiunge Chiara Martinelli – ci siamo più che mai resi conto di come l’inquinamento atmosferico non vada considerato come fenomeno circoscritto al territorio in cui si genera o proveniente da una sola fonte. Lo provano alcune rilevazioni sul PM10 fatte da ARPAV durante marzo in pieno lockdown che hanno registrato concentrazioni molto elevate di polveri sottili in Italia ma anche nella penisola balcanica, come un fenomeno di sollevamento di sabbia trasportata dai venti. Anche in questo caso i dati delle centraline ARPAV del Veneto hanno visto un calo dell’inquinamento del 20% in febbraio e del 59% in marzo».

Un evento straordinario, dunque, che ha portato ad una riduzione dei gas inquinanti, ma con un impatto minimo in quanto evento straordinario e limitato nel tempo. «L’unico modo per separare la riduzione delle emissioni da un crollo economico – conclude Maestripieri – è quella di spingere ambiziosamente verso un altro sistema, che minimizzi le emissioni, lasci i combustibili fossili sotto terra nella misura del possibile, limiti gli sprechi, riduca i consumi non necessari». Il rischio, ci ricorda Chiara Martinelli, è che di rimbalzo la corsa alla ripresa economica possa avere un effetto contrario sulle emissioni. Una sorta di politica del “liberi tutti” potrebbe farci fare molti passi indietro: basti pensare a come sta cambiando la mobilità con il trasporto pubblico ridotto al minimo della portata. Pianificare strategie di mitigazione delle emissioni è quanto mai improcrastinabile.   

*Le opinioni espresse in questa intervista sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente le posizioni di altre organizzazioni ad essi collegate