Pecore di razza Brogna

La Pecora Brogna, l’ultima razza ovina autoctona della Lessinia, è un nuovo presidio Slow Food. La montagna veronese ha raggiunto così il terzo riconoscimento per le tipicità del suo territorio (le altre due sono Monte Veronese di malga e Pero misso) e diventa così la prima in Veneto per numero di presidi. Un obiettivo importante celebrato ieri sulla scalinata di Palazzo Barbieri alla presenza dell’assessore al Turismo Francesca Toffali e dei principali attori protagonisti di questo importante risultato.

La presentazione del presidio Slow Food sulle scalinate di Palazzo Barbieri

A partire dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori si sono uniti insieme sinergicamente per valorizzare questa razza e i suoi prodotti. L’importanza della brogna per il territorio risale al tempo degli Scaligeri, attorno al XIII secolo, che traevano  dall’indotto della sua lana molta della loro ricchezza. La pecora brogna era ormai perfettamente insediata e  ricopriva un ruolo di prim’ordine nell’economia locale. A testimonianza di ciò, alcuni simboli architettonici  sono tuttora presenti in città, come il Capitello dell’agnello, simbolo dell’Arte della Lana, o la loggia delle  Sgarzerie, un portico del XIV secolo dove storicamente si svolgeva la commercializzazione dei panni di lana. 

La pecora brogna è di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella rispetto alle razze più  produttive. Ciononostante, viene allevata per la sua carne delicata, il latte e la lana, caratterizzata da una  fibra morbidissima molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni.  

«Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, veterinario referente locale dei  produttori – è l’eccessiva specializzazione a cui vengono sottoposti gli animali. La pecora Brogna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale per grandi  produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato,  ha rappresentato la un’importante integrazione al reddito, e questo fino agli anni 70 del secolo scorso per  molte famiglie che abitavano queste montagne». 

E, nonostante con il passare del tempo le condizioni di vita in queste vallate si siano fatte meno gravose, la  pecora brogna continua a rappresentare un presidio preziosissimo per il territorio. 

Pecore Brogna al pascolo

«In queste montagne – racconta Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato  perché siamo fieri del lavoro prezioso che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere  viva la montagna non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre questo animale, nutrendosi  in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo nella catena alimentare. Si  tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che per alimentarla non abbiamo bisogno  di ricavare superfici seminative sempre nuove e più grandi»

Gli ovini, infatti, vengono allevati in greggi con una media di cento capi e la presenza di diverse greggi che  superano i 200 capi che sono alimentati con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi  territori italiani ad aver ottenuto il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico. 

«Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della Brogna non è caratterizzata dal tipico afrore ovino. Fin dall’inizio, infatti, risulta gradevole e  profumata. È certamente incisiva nella sua delicatezza, ma porta con sé un equilibrio tale da non influenzare  prepotentemente le preparazioni di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita  volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze legate al consumo della pecora, a cui,  nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza  olfattiva e gustativa». 

Un obiettivo, questo, che richiede un paziente e costante dialogo con il territorio e che guarda  inevitabilmente al futuro. Da oggi, però, con più ottimismo. 

Alcuni membri dell’associzione all’antica fiera del bestiame di Erbezzo di qualche anno fa.

«Il riconoscimento del Presidio Slow Food – conclude Volanti – è molto importante non solo da un punto di  vista simbolico, ma soprattutto per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per  sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti sul ruolo cruciale sia per l’ambiente che per l’economia locale che  questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò  che ciascuno di noi decide di portare nel proprio piatto ogni giorno, ragionamento che diventa ancora più  fondamentale se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brogna. Ci sono molti giovani  volenterosi della zona che si stanno avvicinando a questa razza ovina ma è necessario che, nei loro sforzi, si  sentano sostenuti dalla comunità in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro». 

Filati ottenuti con lana di Brogna e tinti con colori naturali