Due parole (di speranza) con Giacomo Spezzapria che alla fine del 2018 è diventato il nuovo presidente dell’azienda dolciaria Melegatti.

Era il 14 ottobre 1894 quando un pasticciere veronese di nome Domenico Melegatti ottenne un brevetto per aver inventato un dolce fino ad allora sconosciuto: il pandoro. In 125 anni di storia, la pioneristica impresa di Domenico Melegatti ha attraversato notevoli difficoltà: dalla cassa integrazione dei dipendenti alla dichiarazione di fallimento al licenziamento di quasi tutto il personale.

Ma qualcuno ha pensato che questa storia e questo sapere non dovessero essere perse. È, dunque, Giacomo Spezzapria, figlio d’arte (il padre Roberto è alle redini di Forgital Group, industria vicentina specializzata nella forgiatura dei metalli, ndr), poco più che trentenne formatosi alla Facoltà di Economia aziendale dell’Università “Luigi Bocconi”, il nuovo presidente della storica azienda dolciaria Melegatti.

Giacomo Spezzapria, presidente Melegatti 1894 S.p.a.

Avrebbe mai immaginato che a soli 33 anni sarebbe diventato il presidente di una società che dal 1894 produce dolci per le ricorrenze?

Effettivamente immaginarlo era molto difficile. Abbiamo sempre desiderato il nostro coinvolgimento in un’azienda del settore dolciario perché ci è sempre piaciuto, ma l’opportunità di poter contribuire alla rinascita e alla crescita di un marchio come Melegatti credo che si presenti una volta nella vita.

Che cosa l’ha spinta a investire in un’azienda così storica, piuttosto che in settori più legati all’innovazione?

Credo che per avere un futuro di successo, soprattutto a livello industriale, sia importante capire quali sono le radici dell’impresa, che deve avere fondamenta forti e sane. Melegatti è un’azienda con una fortissima tradizione, radicata sul territorio da oltre 125 anni. Se c’è una base solida, credo sia molto più facile costruire un futuro da cui trarre soddisfazioni.

Che valore hanno i dipendenti di Melegatti 1894?

Se abbiamo deciso di portare avanti l’acquisizione di Melegatti è perché conoscevamo la passione, l’esperienza e la competenza delle persone. Sono le persone che fanno le aziende: se si ha la pazienza, l’equilibrio e la giusta dose di ottimismo ci sono tutti i presupposti per proseguire nel modo migliore. L’attuale percorso di innovazione e di sviluppo parte proprio dal profondo rispetto per quello che l’azienda ha fatto fino ad oggi.

La produzione è ripartita da pochi mesi, quali sono state le difficoltà che avete dovuto affrontare?

Sicuramente rientrare nel mercato dopo un certo periodo di assenza presenta sempre delle notevoli difficoltà, la prima delle quali è che le nostre quote di mercato erano state prese da altri. Dall’altra parte c’è stata la grande sfida contro il tempo per riaprire lo stabilimento di San Giovanni Lupatoto. Dopo aver rilevato l’azienda a novembre del 2018, a febbraio siamo già riusciti a partire con l’intera produzione delle Colombe pasquali, dopo uno stop dello stabilimento di circa un anno. Quella è stata la prima sfida che siamo riusciti a portare a termine con grande soddisfazione. Un grande lavoro di gruppo che, oltre ai 38 lavoratori a tempo indeterminato, ha visto coinvolti ben 117 lavoratori stagionali. Un lavoro che ha permesso non solo la produzione della tradizione come la Colomba classica ma anche prodotti innovativi come la Colomba Cereali Antichi, prodotta con grani di antica discendenza, con lenta maturazione del chicco, che garantisce sapori genuini ed originari.

Riuscirebbe a dire quale speranza lei vede per Verona e per l’Italia?

Credo che per Verona, ma questo vale anche per l’Italia, ci sia questo grande tesoro del “saper fare”, dell’impegno concreto e quotidiano, di cui spesso, purtroppo, ci dimentichiamo. Come Sistema Paese siamo svantaggiati oltre che per la presenza di diseconomie strutturali anche per congiunture economiche non favorevoli che rendono più pesante il lavoro delle imprese. Nonostante tutto la manifattura Made in Italy continua a riscuotere successo in tutto il mondo grazie proprio all’operosità di cui parlavo.