L’agricoltura è cura. Tutto ha inizio con il seme e si conclude con l’eradicazione del prodotto maturo. Insalata, aglio, fragole necessitano di attenzioni e pazienza per giungere a maturazione e portano con sé un grande insegnamento. «Cresciamo con l’idea che si possa avere tutto e subito. Il lavoro nei campi è invece un faro che insegna come, per ogni cosa, ci voglia impegno e costanza per ottenere i risultati». Sono le parole del presidente dell’associazione Gli Orti di san Giuseppe Odv, Adriano Merlini, che nel 2015 ha chiesto e poi ottenuto in concessione dal Comune di Verona quasi un ettaro di terreno, nella zona di San Massimo, in via Brigata Aosta 8/B, per sviluppare un progetto di inclusione sociale attivo e partecipativo.

«Il progetto si chiama R.Accolti, in quanto le persone qui vengono accolte e raccolgono i risultati concreti del loro impegno». Ad oggi i volontari sono ventiquattro e si turnano nella settimana lavorativa, dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 12:30. «Coltiviamo verdura di stagione e cerchiamo di utilizzare meno prodotti possibili per la difesa. Abbiamo insalata, cipolle, aglio, piselli, pomodori di diverse varietà, melanzane, peperoni, cetrioli – racconta Adriano -. In serra arriveranno le fragole, mentre sulle piante si cominciano a vedere i fiori rosati dei ciliegi. Ci sono poi cinque filari di vigne, meli, meli cotogni, prugni, cachi e fichi».

Andrea Bastianelli, 491esimo Papà del Gnoco.

Ma cosa può significare un orto? Che valore può avere lavorare la terra? Prendere la zappa, fare spazio, inserire i semi, coprirli, annaffiarli, e così per settimane. La fatica è ricompensata dal germoglio, la soddisfazione condivisa con i compagni di lavoro. «Nel campo i ragazzi ricevono una formazione tecnica, sulla potatura delle vigne, per esempio, e in questo modo cerchiamo di favorirne l’inserimento lavorativo in aziende agricole vere e proprie.» A guidare i lavoratori infatti c’è un agronomo volontario, che cede così le sue conoscenze in materia. Ma l’amore per la terra coinvolge anche fisioterapisti in pensione, professori di matematica, dentisti.  E c’è sempre bisogno di nuove leve, di giovani che abbiano voglia di imparare. Tra questi, anche una figura apicale della tradizione veronese, il 491esimo Papà del Gnoco, Andrea Bastianelli. Ancora emozionatissimo per aver realizzato quel sogno che rincorreva fin da bambino, Andrea ci racconta che da un anno e mezzo lavora nel campo dell’associazione. Qui ha imparato a lavorare la terra e ad amarla. E per coniugare le due cose che lo stanno impegnando in questo periodo della vita ricorda che «un sorriso costa poco ma può dare tanto».

Cosa si farà nei prossimi anni nel campo di San Massimo? «C’è da finire di coltivare tutti gli spazi di terra a disposizione – conclude Adriano -, portare due casette in legno per fare gli spogliatoi, infine creare un’area di aggregazione dedicato in particolare al rione di San Massimo, in modo che chi viene qui a comprare le verdure abbia l’opportunità di sedersi e godersi un po’ di pace e convivialità».