Se questi sono gli obiettivi, allora occorre che i ragazzi tornino quanto prima sui banchi di scuola, perché quello è il luogo in cui maturano  coscienza civica, grazie al confronto diretto con i loro pari e la mediazione di insegnanti autorevoli, fonti del sapere e promotori di una buona educazione. Sono convinta che la scuola rappresenti la sfida per i  ragazzi, i quali escono dal mondo virtuale e si confrontano con compagni (in carne e ossa),  forgiando via, via carattere e responsabilità.

Quindi, per i ragazzi (anche se nati digitali) le video-lezioni devono restare interventi provvisori per momenti di emergenza come quello che stiamo vivendo a causa del Coronavirus. Per tutti loro (nella fascia di età 08-18 anni) tablet, smartphone e TV), sono tecnologie per giocare e ascoltare musica e da un paio di mesi anche per studiare. 

L’obbligo allo studio in via telematica (dopo l’iniziale sorpresa), non appaga la maggior parte di studenti, non motiva la loro voglia di imparare. Gli studenti hanno bisogno di altro: un insegnante di fronte, da cui apprendere; aspettare un compagno sul bus per confrontarsi con lui; aiutare un amico in difficoltà; tifare per qualche compagno che ha studiato e per chi finalmente ce l’ha fatta a superare l’ansia dell’interrogazione. Importante per loro anche  giocare o scambiarsi idee (e merendine) a ricreazione.  

A tutto questo aggiungiamo il fatto che, spesso i genitori loro malgrado, non sono in grado di seguire il percorso scolastico dei figli,  un po’ per preparazione scolastica o per essere molto impegnati fuori casa o in smart working, una modalità lavorativa (per lo più con pochi scambi di relazioni) che spesso annebbia il cervello. Questo specie nelle  famiglie che vivono in piccoli appartamenti (60 metri quadrati di media) dove la situazione spesso si fa drammatica. 

Molti genitori, che hanno a cuore la preparazione scolastica e civica dei loro figli, ritengono “perso l’anno scolastico 2019/2020”. Molte famiglie tremano ascoltano  ministri e governatori che, invece di pensare ad investire per rendere più efficienti gli edifici scolastici e dotarli di condizionatori per poter ampliare i mesi di studio (come in altri paesi europei), stanziano milioni di euro per incrementare la didattica a distanza. 

E i docenti? Hanno scelto una grande missione: aumentiamo il loro stipendio, se necessario, incentiviamoli ad insegnare con entusiasmo, gli stessi periodi dei loro colleghi in Europa e in altre parti del mondo. 

E’ auspicabile che governi e ministri si calino nella realtà delle famiglie e dei ragazzi che saranno gli uomini e le donne – lavoratori, amministratori e dirigenti  – di domani e seriamente pensino che se la loro preparazione iniziale (primaria e secondaria di primo e secondo grado) sarà scarsa, in futuro faranno fatica a capire e competere. Così per mancanza di saperi, l’Italia  rischia di restare sempre indietro, con una società sotto il profilo della competenza sempre più povera.