«Carissima Adelaide, non devi preoccuparti. Il tuo Giorgio ti ama sempre», rassicurava a nome di Giulietta e si firmava come tale, il suo custode. Perse un capitale in francobolli Ettore Solimani, il primo (auto-designato) segretario di Giulietta. Guardiano della Tomba, rispondeva ai pezzi di carta vergati dalla passione lasciati vicino al sarcofago dell’eroina shakespeariana. Lo cominciò a fare nel 1937 di sua iniziativa, perché era un sentimentale o perché gli dispiaceva interrompere ogni piccola conversazione con il mito. Nel 1991 arrivò un altro romantico, Giulio Tamassia, che prese in mano tutto e creò il Club di Giulietta. Controllava le risposte con attenzione, sapeva di maneggiare il lato più delicato delle nostre vite e quindi verificava sempre quello che scrivevano le volontarie come Marinella. Lei è una delle storiche. Da 30 anni dedica il tempo libero a rispondere a mano, sulla carta intestata di Giulietta. L’ha fatto sempre, anche mentre il suo matrimonio finiva. «Dare po’ di speranza è terapeutico anche per me».

Le segretarie di Giulietta al lavoro

SEGRETARIE PER AMORE
Accanto, sul tavolo di legno dove tre ore al giorno le segretarie rispondono alle 10mila missive indirizzate ogni anno a Giulietta Verona, c’è Carlotta, studentessa 22enne di Economia. Da quattro anni, nel tempo lasciato libero da bilanci e numeri, scrive risposte gentili, piene di consigli. «Mi occupo delle lettere scritte in inglese. Leggo spesso richieste di ragazze giovani che hanno paura di non trovare l’amore». Arabeschi dorati, preziosi ricami, baci stampati con il rossetto, Milagros si perde nei carteggi ricercati che vengono dall’intero mondo e hanno sempre lo stesso destinatario: Giulietta. Prende la scatola delle lettere spagnole, risponde con la penna verde, piano, ogni parola pensata due volte. Viene dal Perù, ha preso un albergo per otto giorni a Verona, dopo aver visto il film Letters to Juliet (2010). È rimasta incantata da queste donne che rispondono a mano a tutte le lettere indirizzate alla fanciulla leggendaria. Ha cercato online e ha scoperto che poteva praticare anche lei questo mestiere poetico. Biglietto aereo e via a mettere foto su Instagram del suo sogno raggiunto. «Le amiche non credevano che ce l’avessi fatta». Per una settimana è diventata una segretaria dell’amore. «Si può venire nella sede del club (in Vicolo Santa Cecilia, ndr) anche per un giorno solo» spiega Giovanna Tamassia, che ha raccolto l’eredità del padre Giulio e ora, oltre trent’anni dopo «non riesco più a smettere». Condividono la stessa instancabile necessità le altre sette volontarie storiche, alle quali si aggiungono decine e decine di altre, chi più costante, chi più intermittente. Buste colorate, mille calligrafie, centinaia di storie diverse, simili in qualche delusione e in certe estasi: sì, è proprio un’esperienza che in qualche modo apre la via a minime catarsi personali. Il fascino è certificato pure da AirBnb; tra le sue proposte esperienziale figura anche Juliet Secretary for a Day.


LA PRASSI DI UN MESTIERE POETICO
Il vero problema, per le segretarie di Giulietta, non è tanto sul lessico e consigli: ormai sono esperte di intensità. «La seccatura è che i francobolli non si trovano da nessuna parte. Oggi sono sempre più rari» spiegano in coro, con un sorriso, Giovanna e Marinella. Sulle regole da osservare per aspiranti segretarie e segretari dicono che «basta scrivere a mano, con cura e con il cuore». Dall’altro lato del foglio ci sono persone variegate, relazioni con ogni altezza e indecisione. Anche uomini, come Christoph, innamorato di una donna che forse non potrà mai avere, il cui ricordo rimane «una prigione del pensiero».
Si trova tanto di noi leggendo alcune righe degli infiniti pezzi di carta suddivisi per lingua e impilati nell’armadio. Nello scatolone che reca il nome Varie riposa una miscellanea di missive in lingue sconosciute, in attesa di un provvidenziale traduttore. «Cerchiamo di rispondere a tutte».

«Negli ultimi anni leggo spesso lettere di donne vittime di violenza. Mi ricordo di una ragazza che raccontava di come il fidanzato l’aveva schiaffeggiata in mezzo alla strada»


Si scrive al mito, anche come ultimo, estremo interlocutore. «Negli ultimi anni leggo spesso lettere di donne vittime di violenza. Mi ricordo di una ragazza che raccontava di come il fidanzato l’aveva schiaffeggiata in mezzo alla strada» racconta Marinella che nella sua trentennale attività epistolare trova che oggi ci sia «tanta di quella solitudine».

L’AMORE DA SCRIVERE
Non mancano però le rinascite. «Cara Giulietta, non desidero chiedere l’amore ma in cuor mio concedere un perdono» e questo che scrive Fiorentina, una signora romana sulla cinquantina, all’eroina shakespeariana. Parla di un matrimonio non felice, di due figli, del sogno di avere una professione, di quello studio faticoso per arrivare a diventare preside. La sua lettera, insieme ad altre due, sarà premiata con il premio Cara Giulietta, il prossimo 15 febbraio.
Alla fine, non è che inchiostro e carta, non sono che sentimenti e speranze affidate ad una donna che non esiste, eppure, guardando l’archivio di questa geografia epistolare che non conosce conclusioni, tocca sconfessare Marina Cvetaeva. La poetessa russa al suo amato Pasternak diceva «Boris ti scrivo lettere sbagliate. Quelle vere non toccano la carta». In alcuni casi, ormai lo sappiamo, riescono ad accarezzarla.