Tutti a casa! Probabilmente è quello che qualsiasi studente vorrebbe sentirsi dire. Finalmente libertà! Libertà di fare quello che si vuole. Di alzarsi la mattina alle 10, di andare a letto tardi, di giocare, fuori o ai videogame, di incontrarsi con gli amici per un gelato, di chattare. E lo studio? Sì, anche quello, ma… Ma questa volta è diverso. Forse una beffa, per i giovani. Stare a casa, senza libertà. Per alcuni addirittura una prigione, con l’obbligo di studio.Questo è accaduto lo scorso 24 febbraio, quando Conte ha ordinato la chiusura delle scuole e di tante altre attività sociali e di luoghi di aggregazione.

Sarà tempo di una settimana, si diceva. E invece. A piccole dosi si è digerito il boccone, grosso e amaro. E il “tutti a casa” è diventato altro. Talmente altro da ribaltare tutte le nostre (finte) certezze. E soprattutto le loro, quelle dei giovani studenti. 

In classe gli insegnanti passano ore a verbalizzare il “come si dovrebbe agire”, il “come si dovrebbe fare”. Ma non c’è come l’esperienza. Il fare esperienza. Oggi quanto mai importante, per provare su di sé le cose, per vestire quello che si studia. Per educare all’emozione. Così, come per magia, la scuola diventa mancanza, quindi desiderio. L’insegnante diventa il riferimento della giornata, quello che dà il pane per vivere. E lo studio, tanto odiato, diventa necessario per vivere. 

Non sono serviti film, letture, discorsi da “L’attimo fuggente” in piedi sulla cattedra. È bastato, si fa per dire, un piccolo, invisibile virus. 

Così, noi insegnanti ci troviamo nella totale emergenza a spendere ogni nostra energia pur di stare vicino ai nostri ragazzi. Vicini per modo di dire. E come si fa? Sì, come si fa ad adottare la distanza, quando per noi è fondamentale lo sguardo, il confronto, il dialogo. Come si fa a creare interesse, attraverso uno schermo? Abbiamo speso anni a modificare nell’intimo la scuola. Ad adottare nuovi metodi per superare la semplice somministrazione di saperi. Ci battiamo tutti i giorni per l’inclusività, e in un attimo le disuguaglianze sono restituite come pacco postale a casa. 

Eppure…Eppure, anche la scuola svela i suoi segreti. 

UNA SFIDA PER TUTTI, INSEGNANTI E ALLIEVI

La sfida è “non solo compiti”, come già è stato criticato. Bisogna reinventarsi, creare altri canali, strategie. L’insegnante, che ha passato le prime settimane a rimbalzare tra tutorial, software, a digitalizzare il suo concetto di insegnamento, a districarsi tra figli, marito, case piccole e grandi, a ritessere un tempo fatto a mano, nell’imbarazzante scelta quotidiana delle priorità, della serie seguo due ore di tutorial, o correggo le 30 mail che mi sono arrivate? Registro la video-lezione o faccio la videoconferenza? Ecco, l’insegnante reinventando la scuola, le restituisce (o almeno avrebbe l’opportunità di farlo) per necessità il suo valore originario, quello di scuola di vita. Si lavora di più sulle competenze degli studenti, sulla capacità di organizzare il proprio lavoro, sulla responsabilità della restituzione dei compiti, sulla solidarietà verso i compagni in condizioni difficili.

I Greci dicevano che l’identità si definisce in relazione all’altro. In questo la scuola non perderà il suo essere strumento di riconoscimento dell’altro. Lo farà attraverso uno schermo. Perché dall’altra parte noi, insegnanti, ci siamo. E questo è il primo messaggio che vogliamo fare arrivare ai nostri ragazzi. Continueremo allora a creare movimento “in” loro, scuotendone gli animi, facendone suscitare desideri, facendoli sognare, perché tutto questo è la salvezza dei nostri giovani, nel mondo nichilista che dilaga minaccioso da ormai più di un secolo. Così, in questa perturbazione cosmica, in questo nuovo Big Bang, dove la distanza (ben oltre un metro), come sempre accade, svela il valore delle cose, di quelle che veramente valgono, e dove si creeranno nuovi ordini (virtuali o meno), la speranza è che ci si renda conto di quanto la scuola sia il motore di uno Stato, quindi della nostra società. E, per contro, di quanto si è lontani dal dare a tutti le stesse “condizioni” e “opportunità”. 

Facciamo tesoro di questa esperienza per il futuro che ci aspetta. Perché andrà tutto bene solo se saremo capaci di accettare che sarà tutto diverso. E questo è solo l’inizio.