A sinistra Maria Grazia Bertaroli, presidente e direttrice operativa Consorzio Turismo Olio EVO IGO, DOP e BIO; a destra, Daniela Ballarini, presidente Comitato Tecnico Scientifico Consorzio e founder Palazzo Camozzini Business Center.

Lo chiamano oro liquido per giuste ragioni: l’olio extravergine d’oliva è una delle maggiori eccellenze agroalimentari italiane, ambasciatore nel mondo di paesaggi e gusti unici. Un prodotto attorno al quale, negli ultimi anni, sta nascendo un turismo sempre più ricercato e consapevole. Un mondo, a differenza di quello vitivinicolo, ancora tutto da scoprire. Guarda in questa direzione il nuovo Consorzio Turismo dell’Olio EVO IGP, DOP e BIO, che oltre a farsi baluardo di un prodotto di elevata qualità mira a rilanciare la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità degli olivicoltori come leva per un’offerta turistica a beneficio del territorio.

Un progetto nato da uno scambio di idee all’interno di Palazzo Camozzini, edificio storico nel centro di Verona, oggi spazio multitasking e aggregatore d’imprese grazie alla visione di Daniela Ballarini. Tra le aziende in pianta stabile all’interno del palazzo c’è quella di Mariagrazia Bertagnoli, produttrice d’olio ed esperta di branding e business strategico nel settore agroalimentare. «Conoscendoci e confrontandoci – racconta Ballarini – la contaminazione d’idee è stata inevitabile. Mariagrazia ragionava da un po’ sul voler creare qualcosa di rappresentativo per il mondo dell’olio e per me sostenerla è stato naturale, grazie anche alle mie esperienze nello sviluppo di attività turistiche».

Se la qualità è infatti prerequisito all’ingresso nel consorzio (i consorziati devono essere produttori certificati), la parola turismo è una altrettanto centrale. «Nel panorama nazionale mancava un’entità mediatrice tra istituzioni e olivicoltori – spiega Bertagnoli, promotrice del consorzio –. Noi ci inseriamo qui, lavorando alla tutela del prodotto oleario veicolando nuove forme di business non ancora esplorate».

A dare concretezza alle attività che esulano dalla produzione dell’olio ci saranno i diversi professionisti riuniti nel Comitato tecnico-scientifico, di cui Daniela Ballarini è presidente. Ne fanno parte Adarosa Balzan, esperta di sostenibilità, Giorgio Donegani, esperto nutriceutica, Valerio Caparelli, giornalista enogastronomico e Antonella Capriotti, responsabile degli eventi legati al mondo dell’olio per VeronaFiere.

In questa fase iniziale il Consorzio promuoverà soprattutto percorsi formativi, per aiutare i produttori ad acquisire gli strumenti utili per valorizzare il patrimonio culturale aziendale, integrando l’esperienza digitale, mai come ora essenziale. «Punteremo sulla formazione tecnica e digitale per i consorziati, rendendoli in grado di gestire interamente tutte quelle attività che possono portarli ad un pubblico esterno. Li inseriremo inoltre in un portale che stiamo preparando, dove ogni associato avrà un suo spazio e potrà vendere i suoi prodotti» spiega Ballarini.

Proprio a Verona, nel prossimo autunno, partirà il progetto di sperimentazione “Alleniamoci al futuro: Verona rinasce, il territorio rinasce”, reso possibile da un bando regionale, poi da replicare nelle altre regioni italiane. Un progetto mirato a personalizzare ed innovare il canale HoReCa attraverso strategie di rilancio che proiettano le aziende verso le innumerevoli opportunità dell’oleoturismo. Assumendo consapevolezza in materia, infatti, l’olio non sarà più considerato solo un semplice condimento ma un vero e proprio ingrediente.

Il punto d’approdo sarà creare un’offerta che risponda alle esigenze di un turismo lento e sostenibile, per turisti appassionati che alla visita del territorio uniscono anche la scoperta delle sue particolarità gastronomiche. È così che il filo d’olio si fa filo conduttore di un nuovo tipo di percorso, che valorizza il prodotto e il suo territorio olivicolo di riferimento; traiettoria che, in Italia, assume le sembianze di un vero e proprio “museo diffuso naturale”.

«Mai come in quest’ultimo anno abbiamo riscoperto di avere luoghi bellissimi dietro casa. Il valore principale è l’oliveto: vogliamo aziende che abbiano gli ulivi perché le esperienze partono dal e nel paesaggio. Nell’assaggio ritroviamo il paesaggio, lo assaporiamo. Dobbiamo creare una cultura pop dell’olio, trasformare il consumatore il oil-lover, persona consapevole del prodotto che sceglie. Per farlo, abbiamo però bisogno di aziende che sappiano raccontarsi e che siano educate all’accoglienza, che abbiano gli strumenti per creare esperienze con il loro prodotto» conclude Bertagnoli.

Non dimentichiamo che gli ulivi hanno storie centenarie, alcuni addirittura millenarie. Sono nel territorio da un tempo indefinito, e chissà, che sotto le loro frode, non abbia trovato ristoro Virgilio, o forse lo stesso Dante. È tempo di iniziare porre in luce questi luoghi.