Foto di Moi Lant Gin

Dicono che i giovani d’oggi non sognino più. Che il pessimismo regni sovrano e che la magia appartenga solo all’infanzia. Eppure un gruppo di quattro amici, durante la sera più breve – e magica – dell’estate, davanti al fuoco acceso nel cuore dei XIII Comuni in ricordo di rituali antichi, ha sognato di dar vita a un progetto – un distillato che contenga lo spirito della Lessinia – che racchiude in sé un mondo di passioni e speranze, oltre che un intero territorio. È nato così Zanéibe (in cimbro, ginepro, l’ingrediente principe di questo distillato), il primo gin della Lessinia. «L’idea è nata durante il solstizio d’estate del 2015, a Giazza, in occasione della tradizionale Festa del Fuoco, mentre guardavamo le 13 ancelle – una per ognuno dei XIII Comuni – che bruciavano un mazzolino di erbe, per esorcizzare il buio e gli spiriti maligni.

Nessuno di noi viene dalla Lessinia, ma vi siamo tutti molto legati: la consideriamo la nostra via di fuga dal caos della città. A questo amore per quel territorio abbiamo unito la passione per il gin, un distillato che sta vivendo, negli ultimi anni, una nuova vita, fatta di sperimentazioni e nuovi abbinamenti. Quindi, perché non creare un gin “made in Lessinia” arricchito proprio da 13 erbe?» racconta Filippo De Battisti che, insieme a Francesco Zardini, Marcello Di Cesare e Filippo Rosa, ha fondato l’etichetta Moi Lånt, “la mia terra”, in cimbro. Quattro anni di lavoro, per dare vita a Zanèibe, una bottiglia blu (come il colore della bacca di ginepro), in edizione limitata, prodotta artigianalmente in provincia di Verona, stile “vecchia farmacia”, che racchiude i profumi e i colori delle nostre montagne. Può sembrare un tempo di gestazione molto lungo, ma la ricerca della perfezione non ha mai tempi brevi. «Solo per trovare il distillatore abbiamo girato 6 mesi. Lo abbiamo infine trovato a Crespano sul Grappa – a Verona purtroppo non esistono distillatori di gin -, nella zona del Monte Grappa, la cui acqua viene utilizzata per produrre Zanèibe. Abbiamo poi iniziato a studiarne la composizione, cambiando varie ricette e scegliendo infine la rosa canina come nota preponderante, sia per il gusto fresco che lascia, sia per il colore rosato che dona» spiega Francesco Zardini.

Da sinistra Francesco Zardini, Marcello Di Cesare, Filippo De Battisti e Filippo Rosa

Le 13 botaniche che lo compongono – tra cui cardo mariano, verbena, melissa, camomilla – sono legate alla Lessinia: «Provengono dall’Erbecedario di Sprea, a cui abbiamo deciso di rivolgerci non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per la sua storia radicata nel territorio». Proprio il legame con il territorio è il filo conduttore di tutti gli elementi che compongono Zanéibe, etichetta compresa. «Per poter scegliere il nome – racconta Zardini – abbiamo trascorso molti pomeriggi al Curatorium Cimbricum di Giazza, da cui arriva anche la mappa storica stampata sulla carta che avvolge il nostro gin. Sull’etichetta abbiamo voluto alcuni elementi della tradizione popolare, come il Sengio dell’Orco di Camposilvano, messo lì dall’orco per permettere alle fade di stendere i panni, e il lupo, altro protagonista dei racconti locali. Il Sengio sembra fluttuare, a ricordo dell’elemento magico che impregnava la cultura cimbra, dando un’atmosfera di sogno che incarna lo spirito della Lessinia, in un gioco di parole che richiama anche il fatto che il gin sia, esso stesso, uno “spirito”, un distillato». «Abbiamo iniziato da poco la distribuzione in alcuni locali della nostra città, ma anche a Roma e in Alto Adige. Sta piacendo: il suo colore e il suo gusto unici si fanno ricordare» concludono. «Pur avendo altri lavori, ci ritagliamo il tempo per occuparcene in prima persona; questo perché vogliamo raccontare la storia che c’è al suo interno, vogliamo trasmettere lo spirito e l’amore con cui è stato creato».

Foto di Moi Lant Gin